Anche i Musei Vaticani hanno la loro «movida»

«Prova generale il 24 luglio e se andrà bene replica a settembre e ottobre per andare a regime l’anno prossimo», aveva promesso il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e così è stato. Dopo il successo dell’esperimento con 6500 visitatori, apertura notturna tutti i venerdì a partire dal 4 settembre (dalle 19 alle 23, ultimo ingresso 21,30). E per evitare le file prenotazione obbligatoria online al sito internet dei Musei Vaticani (www.vatican.va).
La visita, data la ricchezza delle raccolte pontificie che spaziano dall’antico al contemporaneo (il percorso supera i 7 chilometri), comprende una selezione delle collezioni (manca la Pinacoteca), puntando in particolare sull’arte rinascimentale dei Palazzi Vaticani, dalla Galleria delle Carte Geografiche, alle Stanze di Raffaello, alla Cappella Sistina, ai grandiosi cortili, Ottagono, della Pinacoteca, della Pigna (una volta in Campo Marzio). Con vista sugli splendidi giardini, che occupano due terzi della Città del Vaticano, curati da artisti come Alberti e Bramante. La scelta privilegia il rapporto inscindibile che lega le raccolte a architetture, decorazioni, stucchi, arredi. Alla bellezza delle opere in mostra fa da scenografia il complesso che le ospita, frutto della stratificazione storica, un’ininterrotta serie d’interventi succedutisi nel tempo, spostamenti, aggiunte, distruzioni. È il caso del Giudizio Universale affrescato da Michelangelo in 450 «giornate» fra il 1535 e il 1541, che comportò la distruzione di affreschi del Quattrocento e di due lunette dello stesso artista.
L’inizio ufficiale delle raccolte pontificie si fa risalire al 14 febbraio 1506, quando Giulio II della Rovere espone la statua del Laocoonte nel Cortile delle Statue del Belvedere. Che non è ancora un vero museo ma un giardino riservato alla contemplazione, secondo il motto di Virgilio all’entrata: Procul este prophani (State lontani profani). La scultura del palazzo di Tito descritta da Plinio il Vecchio, opera degli scultori rodii Hagesandros, Athanodoros e Polydoros, scoperta un mese prima in una vigna a Colle Oppio, viene riconosciuta da Giuliano da Sangallo e Michelangelo inviati sul posto dal Papa. Una «mirabile statua di marmo»che Giulio II colloca nel Belvedere vera culla dei Musei Vaticani, accanto ad altri cimeli antichi già esposti nel suo Palazzo ai Santi Apostoli. Come l’Apollo del Belvedere rinvenuto a Grottaferrata nel 1489, «il più grande ideale artistico fra tutte le opere dell’antichità», secondo Winckelmann. O il famoso Torso del Belvedere tanto ammirato da Michelangelo.
Fra i punti focali della visita il Museo Pio Clementino di scultura antica con l’imperdibile Cortile Ottagono dei capolavori: Laocoonte, Apollo, Torso, Perseo e Pugilatori di Canova. Nel Braccio Nuovo realizzato nell’Ottocento da Raffaele Stern è esposto il celeberrimo Augusto di Prima Porta ritrovato nel 1863 nella Villa di Livia sulla via Flaminia. Il «corridore» occidentale di Gregorio XIII che collega il Palazzo Apostolico con la Palazzina del Belvedere è suddiviso in varie gallerie: la Galleria dei Candelabri ritrovati a Otricoli e sulla Nomentana, la Galleria degli Arazzi tessuti a Bruxelles su disegno degli allievi di Raffaello, la Galleria delle Carte Geografiche con 40 carte delle regioni italiane. Per non parlare della meta agognata di tutti i turisti, la Cappella Sistina. O del Salone Sistino decorato da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, o della perfezione suprema delle Stanze di Raffaello.