Anche il nemico di Putin ha un cuore: «Mamma mi dice di far pace con lui...»

Il miliardario russo Boris Berezovsky, esiliato in Gran Bretagna, accusato di finanziare il terrorismo caucasico e sostenitore di un colpo di stato, rivela in un'intervista il suo punto debole: «Mia madre vuole che la smetta di litigare con Vladimir...» Nonostante una lunga scia di sangue che coinvolse persino Litvinenko

Uno dei nemici più acerrimi di Vladimir Putin, l'uomo d'affari Boris Berezovsky, che vive nel Regno Unito da quando è entrato in conflitto con lo zar del Cremlino, confessa che la mamma gli ha consigliato di far pace una volta per tutta con Vladimir Vladimirovich. «Riconciliati con Vova», gli avrebbe detto la signora 87enne, preoccupata evidentemente per il figlio.
La battuta potrebbe suonare persino comica, se non ci fosse una misteriosa scia di sangue ad unire e dividere i due. Con l'avvento di Putin, che Berezovsky stesso aveva in un primo tempo sostenuto, l'oligarca ha perso potere ed è passato tra le file degli oppositori. Nel suo esilio di Londra, il miliardario aveva legato con Aleksandr Litvinenko, l'ex agente segreto assassinato col polonio. E Berezovsky è stato tra i più accesi accusatori del Cremlino per questo omicidio.
Oggi invece, in un'intervista con il giornale «Moskovsky Komsomolets», rivela la raccomandazione della mamma . Oltre a parlare dei suoi numerosi amori, l'ultimo dei quali con la ex-moglie Galina Besharovoy, che gli è costato fra i 260 e i 360 milioni di dollari tra alimenti e spese legali.
Attualmente la madre di Berezovsky vive in Francia, dove il figlio non può entrare sempre per ragioni di natura giudiziaria. «È una frase che ripete spesso mia mamma: Boris, riconciliati con Vova». Berezovsky è emigrato a Londra dalla Russia dieci anni fa. Era stato due volte condannato in contumacia in Russia per un totale di 13 anni di carcere. La prima volta nel 2007 per aver organizzato il furto di 215 milioni di rubli dalla compagnia di bandiera «Aeroflot». Nel 2009, fu dimostrata anche la sua colpevolezza nel furto dalla compagnia «AvtoVaz» di 5.500 auto «Lada-Zhiguli».
Berezovsky in questi anni è stato inoltre accusato - mai ufficialmente - di essere un boss della mafia e di essere il sostenitore del terrorismo di matrice caucasica. Inoltre nel 2006 la procura generale di Mosca ha inviato a Londra una richiesta di estradizione per lui e ha chiesto di revocare lo status di asilo politico accordatogli, dopo che in un'intervista al quotidiano britannico «The Guardian» il nemico numero uno di Putin aveva detto che «non ci può essere un cambiamento in Russia senza pressione o ricorso alla forza». Un invito al colpo di stato che il tycoon aveva poi corretto: «Non appoggio nessun ricorso alla violenza», aveva detto Berezovsky. Mamma del resto non lo approverebbe...