Anche quest’anno va in scena la farsa degli esami di Stato

La farsa è un genere teatrale risalente al XV secolo ma vivo ancor oggi. Solo che oggi non si rappresenta più solo in teatro ma nelle scuole italiane, dove prende il nome di «Esame di maturità».
Fra dieci giorni, i protagonisti di quest’opera buffa, e cioè gli studenti e i professori, saranno chiamati dal ministro della Pubblica istruzione (l’impresario teatrale, anzi scolastico) a recitare il ruolo loro assegnato, e vi dico sin d’ora che sarà un successo. Successo di pubblico (i genitori degli studenti) e di critica (l’esercito dei maîtres à penser - la maggior parte dei quali ex sessantottini - che ha sempre visto nella «meritocrazia» un’operazione di stampo fascista).
Un successo clamoroso, addirittura, dato che oltre il 98% dei maturandi sarà quasi certamente promosso. Eppure qualcosa non quadra. Qualche anno fa l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, stilò la classifica degli alunni più somari fra i 32 Paesi più industrializzati del mondo, e gli italiani si piazzarono al secondo posto. I nostri studenti (quelli che da qui a un mese torneranno a casa con un diploma magistrale, scientifico, linguistico eccetera) furono bocciati senza appello. A 15 anni avevano ancora difficoltà di lettura, andavano malissimo in scienza ed erano un disastro in matematica. Per di più, guidavano la classifica europea dei «filonisti» (così a Napoli si dice di chi marina la scuola).
Ciò nonostante, piovono sui nostri Lucignoli e Pinocchi consigli di esperti per non fallire agli esami. Il dietologo suggerisce di mangiare cibi facilmente digeribili e cucinati in modo semplice: sì alla carne ai ferri, al pesce al vapore, alla pasta, al tè al limone, alla frutta e al caffè (max una tazzina al giorno), no ai fritti, ai sughi complicati, alle pietanze elaborate e agli alcolici; lo psicologo raccomanda il sonno, ma nel modo giusto: otto ore calibrate a seconda delle abitudini della persona. No agli psicofarmaci, sia per rilassarsi che per migliorare la memoria; l’omeopata consiglia l’eleutherococcus, un eccezionale «adattogeno», sperimentato anche da alcuni cosmonauti, che prima di salire sul razzo ne fecero una scorpacciata, e al ritorno affermarono di aver affrontato benissimo il viaggio. L’esercito dei «consiglieri» è infinito: lo stilista dissuade dall’indossare capi di colore rosso, perché questa tinta innervosisce, meglio il verde e il celeste, che tranquillizzano; gli yogi raccomandano una corretta respirazione (lunghe inspirazioni e lente espirazioni); il teologo lascia che ognuno si affidi al patrono della città, ma la «garanzia» della promozione la offre solo san Giuseppe da Copertino, il prete che volava, uno che a scuola andava peggio di Pierino.
Ai miei tempi c’era un solo consiglio da dare: studiare. Ma quelli erano tempi in cui si fumavano Nazionali senza filtro nei gabinetti della scuola, e ora c’è la cocaina. Roba da niente.
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