Anche sui libri di scuola cala la scure del Cremlino

Scompaiono le autocritiche sulla guerra in Cecenia e sull’occupazione dei Paesi Baltici e della Polonia

Igor Dolutski ha scritto sette manuali scolastici in dodici anni. Sette riedizioni dalla prima stesura di getto nel 1989, quando il professore di storia al liceo, dall'aria d'eterno adolescente, pensava all'avvento della democrazia russa e della verità storica. Nato nel 1954 a Port Arthur, da un militare, s'è distinto dagli anni Settanta per spirito ribelle, lanciando la rivista studentesca Mamlet, contraria al «marcio nel regno dei mammut».
In piena stagnazione brezneviana, l'università Lomonossov l'aveva espulso. Dunque il ribelle Dolutski aveva sperato nella perestroika degli anni Ottanta. Gettando alle ortiche la storia marxista-leninista, s'era dato a scrivere una nuova storia russa. L'esito stupiva per l'impegno impertinente e la pedagogia novatrice. Dolutski vi raccontava l'occupazione «medievale dei Paesi baltici». Nel paragrafo di autoriflessione per gli allievi si leggeva: «Ora capisce meglio il sentimento di léttoni, éstoni, lituani e polacchi verso i russi?». Nella versione del 1998 aggiunse un capitolo sulla prima guerra di Cecenia, «vergogna per la Russia».
Fino al 2003 Dolutski non viene disturbato, nonostante l'avvento di Putin e un'altra guerra in Cecenia. Ma un giorno la commissione del ministero della Pubblica istruzione esamina il manuale nell'edizione del 2001 e scopre due citazioni del politico liberale Grigori Iavlinski, per il quale la Russia scivolava verso un «regime autoritario». «Iavlinski ha ragione?», chiedeva il manuale iconoclasta. Un mese dopo il libro di Dolutski perdeva l'avallo che il ministero dà ogni anno a una decina di manuali scolastici.
Nel 2004 il ministero vietò il manuale per il capitolo sui Paesi baltici. Dolutski dice sorridendo: «L'uso ancora, come il 10% del corpo insegnante, mentre l'8% ricorre ai manuali sovietici». Gli altri hanno adottato manuali diffusi sotto Putin, che citano i crimini del comunismo, ma li attenuano. Lamenta Dolutski: «Torniamo alla storia di Stato. Poiché il nostro funziona fuori dal quadro del diritto, non può scrivere la storia dei suoi crimini. Li occulta, chiamandoli vittorie».
Recentemente Putin, rivolto agli studiosi di scienze umane, ha criticato «i manuali degli storici compilati grazie a borse straniere», accusandone gli autori «di obbedire agli sponsor occidentali. Ci servono nuovi manuali, che rendano patriottici i giovani», ha detto il presidente. Leonid Poliakov, ex docente di marxismo-leninismo cui tocca scrivere un nuovo manuale, promette un'«educazione nazional-patriottica» agli allievi.
Nel suo liceo periferico, Igor Dolutski sviluppa lo spirito critico degli allievi, ma è pessimista. Giorni fa, la migliore nei temi ne ha scritto uno sulla politica estera. Echeggiando «la tv, ha spiegato che la Russia è circondata da nemici», s'inquieta il professore. «Le ho chiesto esempi, non ne aveva. Ma che cosa succederà quando nessuno la contraddirà?».

(Traduzione di
)
Le Figaro/Volpe