An andrà a scuola per sconfiggere le correnti

Fabrizio de Feo

da Roma

La guerra al «correntismo», ovvero agli scontri dichiarati o sotterranei tra componenti che da sempre agitano il partito, Gianfranco Fini l’ha dichiarata da tempo. Ma ora il leader di An è pronto a uscire dal recinto della teoria e a riavviare la macchina del partito immettendo nel motore di via della Scrofa un combustibile nuovo: quella della formazione della classe dirigente.
È soltanto un primo passo, visto che il progetto di una sorta di «scuola quadri» messo a punto dal responsabile Enti locali, il friulano Giovanni Collino, è stato appena varato e sottoposto, proprio nelle ultime ore, all’approvazione del presidente del partito. Ma il segnale è chiaro. Se la qualità della classe dirigente si ottiene con la selezione sul campo e non attraverso la conta delle tessere è proprio dalla formazione e dal rafforzamento della base che bisogna ripartire. Un nuovo modello organizzativo che deve spostare l’attenzione dei «colonnelli» verso il basso, mettere in circolo le esperienze di buon governo e creare uno scambio e una selezione che vada oltre gli steccati delle correnti.
Qualcuno potrebbe pensare a un’inconfessabile nostalgia per la morta e sepolta scuola di Frattocchie, ovvero per quel «modello Pci» che coltivava quasi «in serra» i suoi dirigenti migliori. Il punto, però, è un altro, come spiega il regista del «programma formativo per amministratori di enti locali di Alleanza nazionale». «Il partito si regge sull’impegno e la dedizione di una classe dirigente sommersa, poco valorizzata e presente in ogni parte d’Italia, che qualifica l’intero territorio. Il nuovo modello organizzativo che sarà alla base del rilancio della destra non può che passare attraverso i rappresentanti negli enti locali» spiega Collino «cioè attraverso coloro che dopo aver raccolto il consenso e il giudizio dell’elettore sono i protagonisti della vita amministrativa. Gli eletti molto spesso si sentono soli e hanno bisogno di un nuovo sistema di coordinamento».
L’idea è quella di trasformare la formazione tecnico-politica in un filo con cui tessere la trama della comunicazione interna e far circolare il «know how» e le esperienze di successo all’interno del partito. «La comunicazione scarseggia e quando c’è è solo di natura verticale. Oggi invece il partito necessita di un modello di comunicazione orizzontale che crei una condivisione di esperienza e di conoscenze. È su questo che dovrebbe avvenire il processo di coinvolgimento degli amministratori e non sulla base dell’appartenenza a gruppi di potere interni», leggi correnti.
Il progetto presentato a Fini pianta già alcuni paletti. I corsi di formazione sul territorio avranno carattere regionale e saranno tenuti da docenti provenienti dal mondo accademico, universitario ed economico, ma anche da amministratori locali meritevoli che affronteranno tutte le materie base (diritto amministrativo, legislazione degli enti locali, strategie di comunicazione, fondi strutturali europei). Oltre ai corsi sul territorio è prevista una formazione on line attraverso il sito web del partito, con la consulenza offerta in diretta da parte di alcuni professionisti incaricati di sciogliere i nodi più intricati della vita amministrativa. Un programma formativo indirizzato a sindaci, assessori, consiglieri regionali, provinciali e comunali e aspiranti amministratori. Tutti soggetti che attraverso questi corsi potranno trasformare in mestiere la loro passione politica e, magari, individuare un percorso per emergere e proporsi come classe dirigente a livello nazionale.

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