"Con Andrea Agnelli tornerei alla Juve"

Intervista a Luciano Moggi. "Blanc pensava di sapere tutto di calcio.
Elkann sa meno di lui. In 3 anni hanno speso 250 milioni". "Bettega?
Non lo stimo"

Juventus sconfitta per la sesta volta nelle ultime otto partite, sesta in classifica, a quattro punti dalla Champions League, senza gioco e identità. Cosa succede, Moggi?
«Succede quello che avevo previsto da tempo. La società non esiste, guidata da gente che non sa di pallone. E la squadra fa acqua. Dopo un anno che era arrivato a Torino, Blanc ebbe il coraggio di dire che il calcio è più semplice di quanto pensasse. Poveretto. Cosa ne sa lui di questo mondo?».
L’arrivo di Bettega non ha prodotto buoni risultati?
«E come poteva? Ci vorrebbe un progetto che non c’è. E poi lui non è adatto a tenere il timone di un’azienda. È un bravo ragazzo, un operativo. Se lo mandi in giro fa il suo dovere. Ma ha bisogno di qualcuno che gli stia sopra, come ai tempi miei e di Giraudo».
Ma si aspettava che rientrasse nello staff?
«Non lo stimo più, Bettega. Anzi, sa cosa le dico? Non lo saluterò neanche se me lo ritrovassi a un passo. Ma come? Al Tribunale sportivo di Roma gli azionisti, certi azionisti almeno, ci scaricano e ci tirano addosso. Alla Procura di Torino ci denunciano per infedeltà patrimoniale. E lui rientra in società, dentro questa società? Ci vuole anche la faccia come il c... per richiamarlo. Bettega farà la fine di Ferrara, glielo garantisco. A Ciro gli hanno fatto accettare un gruppo senza capo né coda, a lui rinfacceranno di non aver rimesso a posto la squadra».
E Secco, che lavorava con lei? Non va bene neppure lui...
«È fuori posto, non è un direttore sportivo, di quelli che sanno fare le squadre. Lui può fare il team manager, lavorare dentro lo spogliatoio, fare da intermediario fra società e squadra. Allora sì che potrebbe essere utile».
Cosa fare allora se il manico non funziona?
«Bisognerebbe cambiare la dirigenza. Blanc è al posto sbagliato. E John Elkann sa di calcio ancora meno. In 3 stagioni hanno speso 250 milioni, lo raccontano gli aumenti di bilancio. Antonio (Giraudo, ndr) ed io non abbiamo fatto spendere una lira o un euro agli azionisti in oltre 10 anni di onorata attività. Su questo nessuno può permettersi di dire il contrario».
Scusi l’insistenza. E come si può modificare un consiglio d’amministrazione?
«A metà degli Anni ’90, Gianni Agnelli lasciò il testimone al fratello Umberto. Adesso John Elkann dovrebbe fare altrettanto con Andrea Agnelli, il figlio di Umberto e Allegra. Lui sì che conosce i meccanismi del calcio, è sempre stato vicino al padre, ci ha accompagnato in tante situazioni. Con lui tornerei di corsa nella Juventus per rifare una grande società e una grande squadra, in qualsiasi momento. Ci saranno novità dopo il processo di Napoli».
Ma lei è squalificato fino al 2011.
«E cosa significa? Vorrà dire che ricomincerei da consulente di Andrea. Dov’è il problema?».
E se oggi la richiamasse Blanc?
«E chi gli risponderebbe? In un’intervista a Le Monde il signor Blanc ha raccontato che già nel 2004 John Elkann gli aveva detto di voler fare fuori la vecchia guardia e quindi di tenersi pronto. L’affermazione fa scopa con la testimonianza di un generale della Finanza che in tempi non sospetti mi confessò: guarda che Montezemolo ne dice di tutti i colori su di te e Giraudo, vi vogliono togliere di mezzo. Alla fine ne hanno approfittato tutti. Ma chi fa del male, si ritroverà in mezzo al male».
Nel sistema questa Juve conta qualcosa?
«Il potere è in mano alle milanesi, l’avevo detto tre anni fa che sarebbe finita così. Fate attenzione al volemose bene di Galliani. Quando Adriano dice a Blanc: siete bravissimi, intende dire, siete co... Lui il giochino lo conosce alla perfezione. E l’Inter s’è trasformata in una potenza quando ha acquistato Ibrahimovic dalla Juventus per 25 milioni, salvo venderlo praticamente a 100. Questo volevano e questo hanno ottenuto».
Intanto i tifosi contestano a muso duro. L’Europa è così a rischio?
«La squadra non è forte come si pensava la scorsa estate, ma può ancora farcela a guadagnare i preliminari di Champions League, a patto che lasci da parte ogni ambizione e giochi con umiltà».
Come si comporterebbe con Ferrara? Lo caccerebbe o no?
«Se fossi nella Juve, lo lascerei al suo posto perché sarei in grado di guidarlo io. Ma io non ci sono. Lascerei da parte le situazioni a tempo, tipo Zoff, che è fermo da troppi anni. Hiddink va benissimo. A meno di aspettare Wenger, il manager dell’Arsenal, un grande. Mi piace anche Magath».
Sbagliato cacciare Ranieri?
«Ma certo. Claudio è una persona seria, competente, conosce il calcio in profondità. Di più non poteva fare. Ma quelli che pensavano di vincere tutto e subito l’hanno attaccato e fatto attaccare a piè sospinto. Con il risultato di mettere Ferrara in panchina, un debuttante. Ma si può?».
Il Milan s’è affidato a Leonardo...
«Ma i suoi dirigenti l’hanno sostenuto sempre e comunque. Anche nei momenti peggiori».
La Juve ha sbagliato mercato?
«Certo. Di tutti quanti avrei preso solo Cannavaro che, a essere sincero, mi sta deludendo. Vuol dire che la carta d’identità vale qualcosa. Non avrei mai preso in considerazione Grosso, un mezzo giocatore, non so perché Lippi ci tenga tanto. Su Felipe Melo e Diego hanno sbagliato valutazione. Pensavano che il brasiliano fosse un regista? Ha dovuto dire lui che è un mediano difensivo. Diego non ci azzecca nulla in questa squadra. Nel Werder giocava da seconda e qualche volta anche da prima punta, qui sta a 30-40 metri dalla porta, non gli va di prendere colpi alle gambe. Vi raccomando poi Poulsen, uno come lui è da Juve?».
Consigli per gli acquisti?
«Ne parleremo in futuro. Nel frattempo Blanc deve chiedere a Grande Stevens, uno dei più illustri legali al mondo, di invitare Mezzaroma, il nuovo proprietario del Siena, a rimandare indietro un giocatore che è della Juventus: Paolucci. Una cortesia costata 800mila euro. Con il cavolo che noi buttavamo via i soldi così».