Andrea di Rinn

Il cardinale Lorenzo Ganganelli, poi papa Clemente XIV, nel 1758 depositò presso la Congregazione di Grazia una memoria in cui dichiarava infondate le accuse medievali agli ebrei di omicidio rituale (v. Massimo Introvigne, Il mito dell’omicidio rituale, Sugarco). Due soli casi restavano dubbi. Uno era quello di Andrea Oxner, un bambino tirolese di due anni. La madre, rimasta subito vedova, lo aveva affidato a uno zio, tale Meyer, albergatore a Rinn nei paraggi di Innsbruck. Era il 1462 e l’uomo, dopo qualche mese, pare abbia venduto il piccolo ad alcuni mercanti ebrei di passaggio. Il bambino fu trovato cadavere e appeso a un albero. L’omicidio fu catalogato come opera di ignoti e anche una successiva (e tardiva: dieci anni dopo) inchiesta ordinata dall’arciduchessa Maria Cristina si concluse con l’archiviazione. Nel 1475 si ripetè un fatto analogo, a Trento, e la popolazione tributò culto di martire alla vittima. Allora anche gli abitanti di Rinn vollero fare lo stesso e portarono le spoglie del loro martire in chiesa. Nel 1680 venne fatta costruire una cappella apposita. Ma una richiesta inviata al papa Benedetto XIV per la canonizzazione di Andrea di Rinn incontrò un netto rifiuto pontificio. Anzi, per ufficializzare una buona volta questa storia di omicidi rituali a carico di ebrei, ordinò al summentovato cardinale Ganganelli di studiare tutti i casi presunti e stilare una dettagliata memoria. Il testo, se vi interessa, lo trovate riportato nel citato libro di Introvigne, nel quale sono riferiti tutti i casi storici e la spiegazione della genesi di tali “leggende nere”.
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