Angela Salawa

Penultima dei dodici figli di un fabbro polacco, nacque nel 1881 a Siepraw, presso Cracovia. Potè studiare poco, data la modestia della famiglia; d’estate faceva la domestica in paese. Per sfuggire alle bastonate del padre che voleva maritarla, a sedici anni andò a Cracovia a fare la colf, come sua sorella Teresa. Dovette cambiare impiego più volte, perché era una bella ragazza e qualche padrone allungava le mani. Nel 1899 la morte della sorella la scosse profondamente e la indusse a consacrarsi privatamente. Preghiera, letture spirituali, lavoro: questa la sua vita. Verso il 1912 cominciarono i fenomeni mistici, visioni soprattutto, che il suo confessore le chiese di mettere per iscritto in un diario. Nello stesso anno si fece terziaria francescana. Scoppiata la Grande Guerra si prodigò per i feriti negli ospedali. Ma nel 1916 si ritrovò in mezzo a una strada perché cacciata dalla casa in cui lavorava da undici anni: gelosie di donne (l’amante del padrone, in questo caso). Così, senza un soldo e pure malata, fu costretta a chiedere aiuto all’ospedale dell’Associazione Santa Zita, cui era iscritta. Quando stava un po’ meglio accettava i lavoretti saltuari che il pio istituto intitolato alla patrona delle domestiche via via le procurava. Ma nel 1918 non riuscì più a svolgere neanche quelli. Le diedero una stanzetta in un sottoscala e lì trascorse i suoi ultimi anni. Che per sua fortuna non furono molti. Compreso di dover imitare Cristo nell’abbandono e nel disprezzo, morì in ospedale nel 1922 nella miseria più nera. Ma subito venerata come santa da chi l’aveva conosciuta.