Gli animali fra realtà, Disney e Zapatero

Caro Granzotto, non intendo offendere le coscienze d’altri, ma non le sembra che l’attribuzione dei diritti umani alle scimmie primati, voluta dal primo ministro Zapatero, possa essere considerato una tardivo riconoscimento al mondo animale dal quale abbiamo tutto da imparare e dal quale dovremmo prendere esempio e che stiamo progressivamente estinguendo per far spazio a quella che chiamiamo, ma non è, civiltà?


Cominciamo col dire, gentile amica, che quella di attribuire diritti umani a una scimmia è, per usare la lingua di Zapatero, una «barbaridad». Va bene il relativismo, va bene il darwinismo, va bene anche che condividiamo il 99 per cento del Dna con i primati, ma che vuol dire? Come ebbe a osservare non ricordo chi - e me ne dispiace - condividiamo anche il 50 per cento della struttura della banana. Che si fa, mezzi diritti umani anche a lei? C’è poi questa storia che dovremmo imparare e prendere esempio dal mondo animale. Ah sì? Quelli domestici o domesticati a parte, qual è il mio Billi, nel regno animale domina la competizione e la guerra. Combattuta per la supremazia nel branco, per accoppiarsi, per il predominio territoriale. Nel regno animale - è il caso del leone - la prima cosa che fa il nuovo dominante è di accoppare tutti i cuccioli presenti nel branco. E la prima regola dei carnivori è di cacciare i deboli o gli «ultimi», i piccoli, gli animali vecchi, malati o menomati. Salvo rare eccezioni, l’orfano, nel regno animale, è condannato alla morte. E dovremmo prendere tutto ciò ad esempio? Abbiamo una visione disneyana della natura (nei primi documentari, quelli della Walt Disney, appunto, nessun animale si procacciava il cibo o si accoppiava. Vivevano d’aria in attesa delle cicogne col fagotto del bebè appeso al becco), gentile lettrice. La realtà è un’altra e noi dovremmo amare, rispettare e quando occorre difendere gli animali per quello che sono, non per quello che, antropomorfolizzandoli, scusi il parolone, vagheggiamo siano.
Il processo di estinzione. Che si estinguano specie animali è un fatto. Avviene da milioni d’anni. Dinosauri, tigri dai denti a sciabola o pterodattili non se ne vedono, in giro. Però a dar retta agli ayatollah animalisti sembrerebbe che il regno animale sia alla canna del gas. Ma è così? Villeggio in una tenuta agricola di buone proporzioni e ricca di zone boscose. Bene, di buon mattino, a passeggio con Billi, posso verificare con i miei occhi quanto segue. Nei corsi d’acqua rane, bisce (il Saettone), pesci (lasche, per di più) e nutrie. Al suolo e sugli alberi aironi rossi e cinerini, cavalieri d’Italia, garzette, germani reali, gruccioni, gheppi e poiane. Due anni fa anche cicogne. Ovunque minilepri, i conigli selvatici, e qualche rara lepre. E poi faine e, intravista una volta, una coppia di cinghiali e, intravista di notte, una coppia di volpi. Ora, l’azienda agricola è posta a mezza via tra Milano e Torino, una zona piuttosto urbanizzata e industrializzata. I lavori nei campi vengono eseguiti con macchine agricole, in continuo movimento, che paiono mostri. Nonostante ciò, vi soggiorna una fauna che sembrerebbe riservata ai Parchi protetti, se non agli zoo. Non so dirle, gentile lettrice, se ovunque sia così. Qui è così. Qui non si estingue niente, caso mai si prolifera (non le dico le minilepri, non le dico quelle iradiddio delle nutrie!). Qui, per concludere, le chiacchiere degli ayatollah ambientalisti stanno a zero.