Anne Perry e Henning Mankell entrano in guerra

Gli ultimi romanzi della regina del giallo inglese e dell’alfiere del «noir» scandinavo sono ispirati al primo conflitto mondiale

Non capita tutti i giorni di scambiare quattro chiacchiere con due scrittori di fama mondiale che hanno percorsi di vita paralleli e al tempo stesso lontani e un curriculum letterario convergente eppure mai sovrapponibile. Se questi autori rispondono ai nomi di Anne Perry, regina del giallo inglese di ambientazione vittoriana, e Henning Mankell, alfiere del noir scandinavo, l’incontro si fa quanto mai intrigante e dagli esiti incerti.
Proprio in questi giorni sono sugli scaffali italiani le loro ultime due fatiche e, trattandosi in entrambi i casi di libri che non rappresentano certo il prototipo del romanzo di genere, l’occasione era troppo ghiotta per farsela scappare. Giustizia in prima linea (Fanucci, pagg. 393, euro 17,50) della Perry è il secondo episodio di una serie che ne prevede ben cinque ambientati nel corso della Grande Guerra e che vede gli stessi personaggi alle prese con gli orrori delle trincee di Ypres e delle coste insanguinate di Gallipoli. Nel cuore profondo (Mondadori, pagg. 348, euro 17,50), dell’autore svedese, è il viaggio negli abissi del Mar Baltico e dell’anima di uno scandagliatore di fondali, il cui matrimonio è un arcano. A far da sfondo alla vicenda è anche in questo caso lo spettro della prima guerra mondiale a cui la Svezia non partecipò mai in maniera diretta.
«Ho sempre scritto gialli ma ho sempre scritto anche romanzi non di genere e dunque per me non è una novità. Ho scelto la Grande guerra perché in Svezia è stata un terrore avvertito e mai interamente vissuto e perché è sempre bene fare un passo indietro nella storia per capire meglio il presente». Alle parole di Mankell fa eco la Perry. «Credo che la prima guerra mondiale abbia rappresentato una svolta epocale, il vero inizio dei tempi moderni. Per la prima volta le donne hanno assunto un ruolo visibile e pratico, forse perché gran parte degli uomini attivi erano impegnati al fronte oppure erano morti o feriti». Anche Mankell ha qualcosa da dire in proposito. «Oggi la società è cambiata meno di quanto si pensi. Un tempo, quando molti popoli erano nomadi, le donne avevano un ruolo ben più importante. Le società erano in gran parte matriarcali. È stata una tragica manipolazione a trasformarle in patriarcali. Credo che il vero uomo debba essere femminista».
Come donna e come scrittrice, Anne Perry non può certo dissentire. Lei che dalla società e dalla legge ha subìto una condanna senza appello per la complicità nel matricidio di una giovane amica, soggetto di una fortunata pellicola di qualche anno fa, ha sviluppato un forte senso della giustizia terrena e del giudizio divino. «Sono le questioni morali quelle che mi stanno a cuore. In quest’ultimo romanzo, un corrispondente di guerra inglese viene assassinato al fronte dai suoi connazionali. Eppure il mio protagonista, un cappellano militare, ha sentimenti contrastanti, perché quel giornalista è un pessimo elemento. È in situazioni come questa che si vede lo spessore morale di un individuo e che è difficile prendere una decisione». Che alla Perry stiano antipatici i giornalisti? «No, ma credo che oggi il confine tra privato e pubblico sia troppo sottile».
Anche Mankell confessa di rispondere solo a domande attinenti la sua vita di artista. «Se qualcuno mi fa delle domande su mio suocero, Ingmar Bergman, chiudo immediatamente la saracinesca». Ci sono analogie tra i loro ultimi due romanzi, benché la Perry e Mankell siano due personaggi diversissimi. «Ma siamo entrambi nordici», dice Mankell. «Credo che siano stati i miei antenati a colonizzare l’Inghilterra e la Scozia. Le dure condizioni di vita, il senso dell’ospitalità e della disciplina e una certa freddezza accomunano i nostri popoli». Anche la loro scrittura, elegante e un po’ distaccata. «E così ho ambientato il mio penultimo romanzo a Inverness, nel Nord della Scozia».
Anne Perry è stupefatta. «A Inverness? Ma io ci abito!». I due autori si scambiano curiosità sul clima della zona e poi passano a parlare della loro formazione letteraria. Mankell, a sorpresa, dice che «contrariamente a quanto la gente pensa, i primi romanzi noir non li ha scritti Edgar Allan Poe o qualche suo contemporaneo. Il noir è tutto nelle tragedie greche, uno specchio della vita reale attraverso il dramma del crimine e della gelosia. Le rileggo costantemente, così come rileggo Delitto e castigo di Dostoevskij. Qualcosa mi dice che anche la signora Perry conosca bene quel libro». E se Mankell fosse più informato sul passato di Anne Perry di quanto dia a vedere? Certo la grande scrittrice inglese non si scompone e conferma. «Adoro la figura di Clitemnestra. Che donna! Forse il mio autore prediletto resta Chesterton, anche se ai suoi romanzi noir preferisco di gran lunga le poesie e i romanzi fantasy. E poi come potrei dimenticare l’Inferno di Dante? Non è il trionfo del noir?».
Se non fosse arcinoto l’amore di Anne Perry per l’Italia, verrebbe da pensare che stia cercando di farsi perdonare l’assassinio del giornalista. D’altra parte, Mankell dichiara che sta cercando di imparare l’italiano, lui che di lingue ne parla già quattro o cinque. Niente falsità, siamo nordici!