Riccardo, il primo caduto della nostra Grande Guerra

L'Italia entrò nel conflitto mondiale il 23 maggio del 1915. Nelle prime ore del mattino seguente morì Riccardo Di Giusto. Aveva appena passato il confine

Dicono sia stato il primo a morire. Il primo di quei 650mila soldati italiani ammazzati nella Grande Guerra. Ed è probabile che cippi commemorativi e storici locali abbiano ragione. Perché sull'ora della morte ci sono legittime certezze: tra le due e le tre di notte del 24 maggio 1915. Sul resto della vicenda le certezze sono minori.

La storia, e un certo numero di monumenti, ce lo hanno tramandato con il nome di Riccardo (Di) Giusto, nato a Udine il 10 febbraio 1895. Rimasto orfano in giovanissima età, Riccardo lavorò come ferroviere sino al 1914, quando venne chiamato alle armi nel corpo degli alpini il 12 gennaio 1915. Fu inquadrato nella 16ª compagnia del battaglione Cividale dell'8º reggimento della 2ª Armata, di stanza nella zona del monte Colovrat. Il 24 maggio 1915, mentre il reparto penetrava in territorio nemico, Riccardo e altri alpini cercarono di occupare la cima del Monte Natpriciar, passando in silenzio per il Passo Zagradan a quota 1042 metri.

Ma i 14 gendarmi austroungarici che si trovavano al valico erano attenti. Aprirono il fuoco, nel buio. Per quanto si può capire Di Giusto fu sfortunato. Fu colpito da un proiettile forse rimbalzato sulla vanga metallica legata al suo zaino. Spirò in pochi minuti e qualcuno aggiunge alla sua scarna biografia che ebbe «il tempo e la forza di invocare il nome della madre». Una leggenda popolare vuole che gli sia stata conferita la medaglia d'oro. Non risulta da nessun archivio. La salma venne tumulata nel locale cimitero. Nel 1923 fu traslata a Udine. Ma non è tutto. Forse il cognome Di Giusto è sbagliato. Il professor Paolo Strazzolini, in una recente ricerca all'Archivio di Stato, ha trovato il foglio matricolare: il cognome sarebbe Giusto senza il «di». Strazzolini ha chiesto di correggere targhe e monumenti.