Anno 1963, partono le missioni per Altrove

Un racconto mai pubblicato in Italia scritto da Pierre Drieu La Rochelle nel 1930: la corsa spaziale divide l’Umanità in favorevoli e contrari

Il primo razzo lasciò la Terra il 25 aprile 1963. Quel bolide di metallo, spinto dall’energia atomica, conteneva otto persone. La sua meta non era la Luna, trascurabile isolotto desertico, ma gli altri pianeti del nostro sistema solare; filava dritto su Venere, a quaranta milioni di chilometri. \
L’attesa doveva essere lunga: il razzo non sarebbe potuto rientrare prima di quaranta giorni e solo nel caso in cui non avesse trovato un approdo o l’equipaggio non avesse trovato gli altri pianeti abitabili né abitati.
Come avrebbe potuto rilanciarsi verso la Terra? Non è dato di saperlo. \
I quaranta giorni trascorsero. Il Trust Mondiale della Radio trasmetteva tre volte al giorno i bollettini di tutti gli osservatori: nulla da segnalare. Il ritardo cominciò. Tuttavia lo si poteva considerare di buon augurio entro un certo lasso di tempo; significava che gli esploratori avevano trovato qualcosa che li interessava e li tratteneva. Ma, d’altra parte, avevano promesso di fare solo una breve ricognizione per non lasciare l’umanità nell’incertezza. Trascorsero le settimane, poi i mesi: si cominciò a dubitare, poi a disperare. Gli scomparsi furono, dai più, considerati morti.
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Non c’era tuttavia nulla che potesse convincere di una simile fine. Certo, gli scomparsi potevano essere ricaduti sulla Terra, in qualche angolo deserto, come assicuravano gli scoraggiati e gli scettici, oppure era possibile che fossero stati distrutti in pieno etere o annientati durante l’accostamento. Ma forse erano sani e salvi in luogo sicuro.
Del resto, nello stesso periodo della prima, altre spedizioni erano state organizzate: i loro promotori pensavano di utilizzare meglio sistemi di frenaggio diversi da quelli finora utilizzati. Una seconda squadra dunque si distaccò ben presto dalla Terra.
Lo spirito era ben diverso rispetto alla prima. Negli occhi dei primi che partirono si leggevano una curiosità e un coraggio freddi; negli occhi dei secondi apparve un bagliore pieno di passione. \
Neanche i secondi che partirono tornarono. Ci furono un terzo e un quarto volo. \
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Che ne era stato veramente di quelle poche dozzine di umani? In certi gruppi di speculatori intellettuali e di amanti d’avventure che da qualche tempo gravitavano intorno all’astronautica, prese corpo una leggenda. Come in passato in Palestina, alcuni erano convinti che colui che avevano visto morire, l’avevano visto anche resuscitare; così come pure in India altri avevano raccontato che sotto i loro stessi occhi Budda era entrato con passo lieve nel suo nulla; nel 1964 ci fu chi, qui e là, cominciò a pensare che coloro che non tornavano aveva scelto di non tornare. \
Molti si esaltarono; vollero organizzare nuovi equipaggi. Ma i grandi Trust di Produzione non vollero fornire né i materiali né il personale per un’impresa che avrebbe procurato solo inutili perdite. Allora a Chicago nacque un’associazione segreta formata dall’unione di sognatori perduti dalle idee eccentriche e di banditi abituati a sfidare la società e a prendersi tutto quello che volevano. Attacchi a mano armata in certe fabbriche e laboratori permisero la cattura degli operai e degli ingegneri necessari, che furono obbligati ad aprire un cantiere in una regione remota e a fabbricarvi un razzo. \
Il razzo partì. I membri della Società Altrove rimasti a terra diffusero un manifesto attraverso trasmissioni illegali non controllate dal Trust Mondiale della Radio.
«Coloro che avete inviato fuori dalla Terra non sono tornati. Sapete perché? La faccenda non è mai stata chiarita. La chiariamo da soli. Altrove si vive o si muore meglio». \
In seguito alle guerre e alle rivoluzioni degli anni quaranta, l’umanità aveva regolato le questioni politiche ed economiche istituendo grandi federazioni continentali, mezzo sovietiche e mezzo fasciste. L’ordine stabilito nella produzione e nell’abbondanza delle macchine avevano ridotto a poche ore settimanali il lavoro, svolto solo da persone fra i venticinque e i quarantacinque anni.
L’igiene e l’eugenetica avevano permesso di prolungare la media della vita fino a cent’anni. Del resto, il maltusianismo e le droghe folgoranti avevano tenuto la popolazione del globo entro il limite di seicento milioni di esseri umani che abitavano sparsi nelle zone temperate. \ Si diffuse un’agitazione. Si formarono altre Società Altrove che proclamavano il diritto all’emigrazione e chiedevano razzi.
I governi cominciarono a preoccuparsi. I dittatori d’America, d’Asia e d’Europa decisero quali misure comuni di repressione era necessario adottare.
Si moltiplicarono le riunioni ideali del Comitato Planetario durante le quali senza muoversi dai rispettivi gabinetti grazie alla telefonia senza fili e alla televisione, essi si parlavano guardandosi negli occhi, sotto lo sguardo di tutti i cittadini.
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Ma avvenne qualcosa. Una specie di grosso aerolite cadde nel deserto del Gobi. Dei pellegrini o archeologi mongoli, che su vecchi aerei si recavano a Lhasa e volavano piuttosto a bassa quota per non smarrire la pista del deserto, ne furono testimoni. Negarono subito che quella palla informe di metallo potesse essere quanto rimaneva di un razzo \. Gli esperti, gli appassionati e i curiosi si precipitarono dai quattro angoli del pianeta verso quella prova possibile. In mezzo al deserto che dai tempi di Gengis Kan non era più stato calpestato, si produsse ben presto un enorme assembramento. La polizia della Società delle Nazioni, immediatamente accorsa, pose degli sbarramenti.
Cominciava già a sorgere alla bell’e meglio una città con attività e divertimenti quando giunse l’ordine di trasferire l’aerolite nei laboratori di Shangai dove i chimici cinesi, i più raffinati del mondo, dovevano esaminare l’oggetto.
Dopo qualche tempo, pubblicarono la loro relazione: «Allo stato attuale delle ricerche, sembra che gli elementi isolati dall’analisi elettrica siano identici a quelli utilizzati nella fabbricazione dei razzi scomparsi...». \
Si seppe ben presto che gli esperti non erano tutti dello stesso parere. Gli uni erano sicuri che si trattasse solo di un aerolite, gli altri giuravano sui propri dei che fosse un razzo. \
In un primo tempo, i sostenitori di Altrove avevano abbassato la testa. In effetti, se quella cosa enigmatica era quanto rimaneva di un razzo, era ammissibile che Altrove non fosse da nessuna parte e che anche gli altri proiettili fossero stati distrutti poco dopo la partenza dalla loro stessa violenza. Ma i governi furono maldestri e alimentarono la diffidenza. Il Trust della Radio diffuse troppe dimostrazioni piene di esultanza. Con eccessivo compiacimento si accarezzava quel metallo, figliuol prodigo che rientrava in seno alla Terra. \ Cominciarono a nascere proteste. I membri della Società Altrove decisero di difendere con costanza la propria fede, senza esitazioni né scrupoli. Quanto la minacciava doveva essere trattato come ostile e menzognero.
Diffusero l’accusa che i pellegrini e i chimici erano stati pagati dalla Società delle Nazioni al fine di chiamare razzo una volgare meteora. La notizia fece il suo corso. Venne notato ben presto che l’oggetto era scomparso. Dov’era stato nascosto? \
Le Società Altrove d’America lanciarono una petizione planetaria. Il dittatore di Washington ritenne di poter tagliar corto sul nuovo problema e dispose l’esposizione dell’oggetto in cinque o sei grandi centri. \
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Divampò una passione che prese un nome e si chiamò Quaggiù. Quella pietra rappresentava la forza di attrazione della Terra, l’attaccamento al pianeta natale che nessuno poteva violare senza smarrirsi nei deserti del cielo e delle impossibilità mentali. \
Verso il 1970, la setta Altrove era solidamente organizzata. Un congresso aveva votato un credo, dei riti e un calendario che aveva inizio il 25 aprile 1963. L’articolo principale del programma era il rifiuto di ammettere ancora che la Terra fosse la dimora naturale e obbligatoria dell’Umanità. Nei successivi articoli, non ci si tirava indietro circa le conseguenze di tale principio, fino ad ammettere che l’Umanità emigrando verso altri pianeti potesse non essere più umana, trasformarsi del tutto, sia fisicamente che psichicamente, e gettare al vento dei mondi le categorie di un intelletto che valeva solo sotto la calotta soffocante dell’atmosfera terrestre. \
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Governi e vecchie religioni si trovarono uniti dall’approvazione che entrambi davano al culto di Quaggiù. \
Il Cristianesimo, l’Islamismo, il Bramanesimo erano diventati macchine per risalire il tempo che proiettavano senza sosta nei cinema di tutto il mondo la concatenazione dei miti e delle immagini.
In Vaticano, poi a Lhasa e poi alla Mecca ci furono grandi congressi ai quali parteciparono nello stesso tempo il Papa, il Dalai Lama, i mufti, i bonzi, gli stregoni feticisti e gli uomini-medicina dell’Oceania e dell’Africa, i Massoni, gli Occultisti e i professori di storia delle religioni. \
L’uomo non era e non poteva essere che così come la Terra lo aveva fatto; al di fuori della Terra non era più uomo e diventava una cosa senza nome, un nulla.
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A Sumatra fu convocata un’assemblea solenne di tutte le religioni, di tutte le filosofie, di tutte le sociologie, di tutte le discipline umane e terrestri.
Là, in un tempio fatto di monoliti di cemento, fu istituito il culto di Quaggiù. Fu scoperta una statua forgiata con tutti i metalli che entrano nella composizione del nostro globo e che rappresentava l’Uomo sulla Terra. Sulla base era incisa questa frase: «Non c’è niente al di fuori dell’umano». Davanti al tempio s’innalzava un obelisco, un gigantesco fallo, simbolo dell’unione fatale dell’Uomo con il proprio Pianeta.
La festa terminò in orgia.
I furiosi spandevano il proprio seme nei campi.
La fede in Altrove fu condannata per sempre. I suoi sostenitori destinati a morte certa.
Su tutti i campi d’aviazione furono sistemati enormi cartelloni che di notte si riflettevano nei cieli delle città:
VIETATO USCIRE