Anselmo Polanco Fontecha e Felipe Ripoll Morata

Anselmo Polanco Fontecha, nato nel 1881, era figlio di contadini. Nel 1896 entrò nel noviziato degli agostiniani e finì sacerdote nel 1904. Nel 1923 fu eletto priore di Valladolid e nel 1929 provinciale delle Filippine, dove si trasferì. Viaggiò in Cina, Usa, Colombia, Perù. Nel 1935 il papa lo fece vescovo di Teruel. In questa diocesi ebbe come vicario don Felipe Ripoll Morata. Questi era nato a Teruel nel 1878, figlio di un cantoniere. Studiò con sacrificio personale e lavorando come sagrestano per pagarsi la retta. Nel 1901 venne ordinato sacerdote. Insegnò nel seminario, del quale fu anche rettore, fino al 1924, quando decise di farsi gesuita. Nella Compagnia restò solo due anni, poi dovette lasciare per motivi di salute. Rientrato a Teruel, era responsabile dell'Azione Cattolica quando arrivò il nuovo vescovo a farlo suo vicario. Scoppiata la guerra civile, Teruel fu subito investita dai rojos. Al vescovo fu suggerito di mettersi in salvo, ma non ne volle sapere; solo, diede licenza ai sacerdoti della diocesi di allontanarsi dalla zona. Cominciati i bombardamenti, il vescovo si recava negli ospedali a visitare i feriti e impartire personalmente i sacramenti ai moribondi. Nel 1937 firmò la famosa «lettera collettiva» con cui i vescovi spagnoli denunciavano la persecuzione religiosa. Nel gennaio del 1938 i repubblicani conquistarono Teruel e arrestarono tutto il clero, vescovo in testa. Volevano che rinnegasse quella lettera, ma non ottennero nulla. Per un anno usarono vescovo e vicario come scudi umani, qua e là. Poi li fucilarono.
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