ANTICA CINA Rinasce l’impero dei sensi perduti

La Cina non è soltanto una nazione ma un vero e proprio continente, con caratteristiche culturali, etnologiche e stilistiche assai diverse da quelle di altri Paesi asiatici. È dunque un mondo che sino a ieri non si era interamente rivelato e che appariva in una luce distorta ed errata. Dopo Marco Polo e Matteo Ricci, che della Cina diedero i primi suggestivi resoconti, fu Mao Tse Tung, con la Lunga Marcia, a rendere popolare la Repubblica Cinese e a svelare una civiltà prima oscura e sconosciuta. La Cina si aprì all’Occidente come una ventata di novità e tante notizie che riguardavano la sua storia più antica sono state soltanto di recente rivelate, aggiornate e addirittura riscoperte. Anche la stessa cultura artistica si limitava ad alcune dinastie imperiali: Thang, Sung, Ming divennero sinonimi per riconoscere gli stili, dai bronzi arcaici alle ceramiche, agli smalti colorati dei tempi più recenti. Ma in Occidente si trattava di una cultura antiquaria riservata agli amatori e ai commercianti che con la Cina avevano instaurato rapporti superficiali.
Paradossalmente fu proprio la Rivoluzione culturale a svecchiare i criteri di studio e a ricreare i nuovi fondamenti per la valutazione e l’approfondimento dell’arte cinese. Accadde che la moderna storiografia diede incremento alla ricerca e impulso all’archeologia che riuscì, decifrando antiche iscrizioni, a scoprire tesori sepolti per millenni, nascosti dalla terra e da pregiudizi e ignoranza. Come per magia apparvero giganteschi padiglioni nei quali migliaia di soldati in terracotta montavano da secoli la guardia agli imperatori e ai dignitari, incutendo terrore e rispetto. Neppure gli egizi, maestri nell’arte di sorprendere, erano riusciti a turbare a tal punto gli spettatori.
Dalle immense fosse casualmente scoperte negli anni Settanta nella regione dello Shaanxi emerse un esercito composto non soltanto da una sterminata moltitudine di soldati sistematicamente allineati, ma anche dai loro cavalli, dai carri per le vettovaglie e da tutto l’armamentario di un’armata. Anche se decimato dal criterio di scelta dell’esposizione in corso fino al 28 gennaio prossimo alle Scuderie del Quirinale di Roma - la mostra è curata da Lionello Lanciotti e Maurizio Scarpari ed è resa spettacolare dall’allestimento di Luca Ronconi che enfatizza e sublima il fascino arcano delle opere - questo esercito costituisce il nucleo di maggior interesse, peraltro inedito, dell’imponente rassegna sull’archeologia cinese, con pezzi che vanno dalle epoche preistoriche (1042-221 a.C.) alle dinastie del primo impero e arrivano dunque sino alla nostra epoca augustea.
Le prime opere sono anteriori al sorgere dell’impero romano, a quando l’epoca arcaica dell’arte greca e la stessa Roma non erano ancora nate. Di incomparabile bellezza soprattutto i bronzi rituali con i simboli fantastici della mitologia, draghi, fenici, serpenti attorcigliati, che l’Occidente classificava sommariamente come Thang, mentre invece si tratta di oggetti assai più antichi e di fattura assai più complessa e stilisticamente molto diversi da quelli della dinastia Thang di cui, detto per inciso, spesso si conoscevano versioni contraffatte e falsificate. Tuttavia queste opere hanno suscitato molta impressione in Europa, tanto che alcuni artisti vi si sono ispirati. Fra questi Marino Marini, con i suoi cavalli che, si diceva scherzosamente, percossi con un dito emettevano il suono «Thang».
La mostra è composta, grazie al sostegno di Credit Suisse e Sisal e all’impegno organizzativo di MondoMostre e dell’Azienda Speciale Palaexpoda, da oltre trecento pezzi (numero elevatissimo, data la loro rarità) mai prima concessi dalle autorità cinesi. E comprende splendidi manufatti provenienti da quattordici musei cinesi: vasi in bronzo della prima dinastia Zhou e lacche policrome particolarmente pregiate. Alcuni oggetti hanno proporzioni che ne aumentano la singolarità, a esempio un cervo dalle lunghe corna, un uccello mitologico di fattezze surreali e, fra le giade - la pietra che simboleggia l’eternità -, una veste funeraria di sorprendente preziosità per le duemila piastre traslucide che la compongono e i fili d’oro che la trattengono, conferendole l’aspetto di un’enigmatica figura fantascientifica.
Quanto ai soldati dei grandi e dei piccoli eserciti, ne sono esposti alcuni esemplari che danno l’idea e la dimensione delle immense fosse recentemente rinvenute e che si calcola siano distribuite in un’area, ancora sommersa, di quasi cento ettari.
LA MOSTRA
Cina. Nascita di un impero
Roma, Scuderie del Quirinale.
Fino al 28 gennaio 2007.