Antiquari in crisi? «È colpa dei mercatini»

I commercianti denunciano l’assenza di regolamentazione

Il mondo dell’antiquariato romano viaggia in cattive acque. In via dei Coronari, cuore storico del mobile antico, nelle ultime settimane due negozi hanno chiuso, uno sta cercando di vendere, un altro ancora non esclude la possibilità di togliere baracca e burattini se la situazione non migliora. Alla domanda, «come vanno gli affari?», quasi tutti rispondono «male, è tutto fermo». Ma al di là della crisi economica generale, molti antiquari e commercianti di mobili antichi e di oggettistica ce l’hanno con i mercatini del fine settimana. Che vendendo a bassi prezzi cose di dubbia origine, alla fine rubano il cliente. «Vengono fuori come funghi - tuona la signora Lorenzale, proprietaria del negozio di antichità al civico 2 - non pagano tasse, bollette e affitti, mentre per noi le spese sono superiori alle entrate. Spendiamo 5mila euro di solo affitto, se continua così ce ne andiamo». Concorrenza sleale?
Anna Maria Quattrini, agguerritissima presidente dell’associazione antiquari di via dei Coronari e proprietaria del negozio La Chiocciola, non ha dubbi. «Il problema è che il mercato dell’antiquariato è inflazionato, vengono concessi troppi permessi ai mercatini e alle asticciole. E così, tutti abusano del termine antiquariato, invece bisognerebbe parlare di “roba usata e vecchia”». Conseguenza? «C’è troppa disinformazione e il cliente è disorientato. Se non è un esperto, finisce truffato perché le cose sembrano uguali e solo un occhio attento può distinguere il vero mobile antico originale». A nome di tutta la categoria, Quattrini denuncia l’assenza di una regolamentazione che disciplini non solo l’attività ma anche e soprattutto i tempi delle mostre, in modo che non siano concomitanti. E per protesta, l’edizione di maggio della mostra antiquariato di via dei Coronari quest’anno non si farà. I negozi di antiquari, inoltre, sono soggetti a controlli a tappeto di carabinieri e Belle Arti, e la loro natura stanziale e non ambulante è una sorta di garanzia per l’acquirente. «Se il cliente ha bisogno di un restauro o ha problemi con il mobile che gli ho venduto - spiega Enzo Murdocca, commerciante di mobili piemontesi a via della Scrofa - sa che può tornare e mi trova. Quelli invece un giorno ci sono e l’altro no. Che garanzie danno?». Indubbiamente, il commercio fisso è in crisi di questi tempi, sia per i venditori «mobili» sia per i cinesi. Crisi accentuata dalla chiusura del centro, come sottolinea Marina Lineo, proprietaria della Vetrina a via dei Coronari, che sta in trattative per vendere. E non manca chi addebita il calo delle vendite a un abbassamento di gusto del pubblico.
In mezzo a questo coro di lamentele, ci sono tuttavia voci dissonanti. Da Antichità D’Andrea a via della Scrofa, da Biedermeier a via dei Coronari e da Orsantico a via dell’Orsa la pensano allo stesso modo: «I mercatini sono un falso problema, è facile scaricare la colpa su di loro quando chi ha un negozio non sa vendere». Sono molti infatti a sostenere che non si può parlare di concorrenza: ai mercatini si vendono «le cose della nonna», di qualità inferiore. Insomma, il mobile originale del Settecento francese o dell’Ottocento austriaco è un lusso che la gente continua a comprare. Alla fine, tutto dipende da ciò che si vende.

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