Anton Martin Slomšek

Nacque nel 1800 a Ponikva, in Slovenia, primo degli otto figli di due contadini. Studiava al ginnasio di Celje quando sua madre morì di parto. Il padre si risposò con una molto più giovane, che si rivelò una matrigna. Con l’aiuto finanziario del parroco, Anton preferì restare dov’era, aiutandosi con lezioni private ai figli dei ricchi. Nel 1821 morì il padre e la fattoria andò al secondogenito (che presto la mandò alla malora). Anton proseguì gli studi in seminario e nel 1824 fu sacerdote. Fu parroco a Bizeljsko, poi a Nova Cerkev, dove per le sue prediche era soprannominato “Cicerone”. Nel 1829 fu nominato direttore spirituale nel seminario di Celovec e poi in quello di Klagenfurt. Su sua domanda, nel 1838 divenne arciprete a Vuzenica e il vescovo lo volle anche ispettore scolastico per la Carinzia. In questo periodo scrisse libri (che divennero famosi) di devozione e catechismo per bambini. Cercò di creare una casa editrice di libri in lingua slovena ma il governo di Vienna bocciò l’idea. Allora pubblicò, sempre in sloveno, la rivista “Bricioline”, che gli sopravvisse per molto tempo. Nel 1846 fu fatto vescovo della diocesi di Lavant, e finalmente poté dar vita al suo sogno, la società editrice cattolica “Sant’Ermagora”. Infatti, la germanizzazione dei popoli sloveni in non pochi casi finiva in adesione al luteranesimo o all’agnosticismo pratico. Nel 1859 riuscì a far portare la sua sede a Maribor, così che gli sloveni della Stiria ebbero un unico vescovo: fu l’inizio dell’identità nazionale. Morì nel 1862, al ritorno da una visita a Roma al papa Pio IX.