Antonio Riva, l'italiano fucilato per spionaggio nel 1951

L' ultimo cittadino di un Paese europeo ad essere messo a morte in
Cina, prima del britannico Akmal Shaikh, è
stato un italiano, Antonio Riva, condannato per spionaggio e per aver
organizzato un attentato all'allora leader cinese Mao

Roma - L' ultimo cittadino di un Paese europeo ad essere messo a morte in Cina, prima del britannico Akmal Shaikh che è stato ucciso oggi, è stato un italiano, Antonio Riva, condannato per spionaggio e per aver organizzato un attentato all' allora leader cinese Mao Zedong. Riva fu condannato e fucilato nel 1951, dopo un sommario processo, con uno dei suoi "complici", il giapponese Ryuchi Yamaguchi. Tra gli imputati nel processo c' erano altri due italiani, Monsignor Tarcisio Martina (vescovo della diocesi di Yixian e prefetto apostolico di Pechino) e il funzionario delle dogane cinesi Quirino Vittorio Gerli. Con loro erano accusati del "complotto" il francese Henry Vetch (titolare della libreria francese a Pechino), il tedesco Walter Genthner e il cinese Ma Hsin (un dipendente di Gerli). Il processo si svolse a Pechino, durò poco più di un' ora e terminò con le condanne di tutti gli imputati per spionaggio - cioé per aver fornito "informazioni riservate" ad un diplomatico americano - e per aver organizzato l' attentato a Mao che, secondo l' accusa, sarebbe stato condotto a colpi di mortaio in occasione di una parata militare su piazza Tiananmen. Riva e Yamaguchi furono immediatamente fucilati, mentre gli altri imputati vennero condannati a pesanti pene detentive. Un allora viceministro cinese ha dichiarato a Barbara Alighiero, direttrice dell' Istituto Italiano di Cultura di Pechino e autrice del libro "Lo straniero che doveva uccidere Mao": "..il caso di quel Riva ce lo siamo per lo più inventato noi. (...) non ci fosse stato Riva, ne avremmo trovato un altro e avremmo avuto la nostra bella congiura americana...".