In un archivio di Sydney rispunta l’originale della «lista di Schindler»

LondraUn foglio ingiallito dal tempo con una lista dattiloscritta di 801 nomi. In un primo tempo i ricercatori della State Library, la biblioteca statale di Sydney, gli hanno gettato un’occhiata distratta. Poi, un po’ alla volta, hanno capito: avevano in mano una delle copie originali della ormai famosa lista di Oskar Schindler, il documento a cui è legata la salvezza di oltre un migliaio di ebrei durante la Seconda guerra mondiale reso celebre dal film di Steven Spielberg del 1993.
Un esemplare è custodito allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Quello spuntato ora dall’altra parte del mondo è l’unico altro originale di cui si abbia notizia (gli elenchi furono dattiloscritti in più copie). E il fatto che sia ricomparso a Sydney è legato alla presenza dello scrittore australiano Thomas Keneally, la prima persona che raccontò al grande pubblico la storia di Schindler.
Fino ai primi anni ’80 la vicenda era rimasta confinata ai ricordi dei protagonisti e a qualche frammentario articolo di giornale. In quel periodo Keneally, in viaggio negli Stati Uniti, entrò in un negozio di Beverly Hills per comprare un regalo. Il proprietario, Leonard Pfefferberg, un ebreo polacco che deve la sua vita a Schindler, una volta saputo che il cliente era uno scrittore, insistette per mostrargli la lista e raccontargli la storia. Keneally ne rimase folgorato e decise di raccontare al mondo quella vicenda rimasta sconosciuta per così tanto tempo. Nel 1982 fu pubblicato il suo libro, Schindler’s Ark, che nello stesso anno vinse il prestigioso Booker Prize. Ma a dare notorietà planetaria alle gesta di Schindler fu una decina di anni dopo Spielberg che dalla storia trasse il film in bianco e nero destinato a conquistare una valanga di Oscar.
Dopo aver pubblicato il suo libro però lo scrittore australiano decise di vendere tutti I documenti che non riteneva d'interesse storiografico ad un libraio antiquario che li rivendette a sua volta. Di passaggio in passaggio l’elenco, finito in una cartella di vecchi ritagli di giornale e di appunti di lavoro di Keneally, arrivò nel 1996 negli archivi della biblioteca di Sydney.
La scoperta di quelle 13 paginette con le centinaia di nomi e cognomi di ebrei salvati da Schindler si deve alla curatrice della biblioteca Olwen Pryke che le ha definite «uno dei documenti più significativi del ventesimo secolo». È stata lei a ricostruire i dettagli: «Questa lista venne compilata in tutta fretta il 18 aprile del 1945 - ha spiegato la Pryke - proprio negli ultimi giorni prima della fine della Seconda guerra mondiale, ed è grazie a questo elenco che 800 persone hanno evitato le camere a gas. Si tratta di una commovente testimonianza storica».
Come è noto Schindler non era un santo: fu membro del partito nazista, grande bevitore e donnaiolo, ma seppe usare le sue doti d' imbonitore per una giusta causa. Morì senza un soldo in Germania nel 1974, lui e sua moglie Emilie sono ricordati tra i «Giusti» che rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei dal genocidio. Pfefferberg, che conservò gelosamente quell'elenco, figurava al posto numero 173 e si salvò insieme alla moglie Ludmilla.