Armstrong senza maglia rischia il Tour

Pier Augusto Stagi

Vuole vincere e stravincere: su tutta la linea. Dopo aver dato dimostrazione di forza in questi primi cinque giorni di Tour, Lance Armstrong vuole anche distinguersi per «fair play» e simpatia. Dopo anni da Cannibale, tanto da non essere amatissimo in Francia, il texano ha cambiato radicalmente atteggiamento. Prima del Grande Addio - al termine del Tour appenderà la bicicletta al chiodo - Armstrong vuole anche toccare il cuore degli sportivi. Alla Grande Boucle quest'anno si è presentato con la compagna Sheryl Crow, i suoi tre bimbi (Luke David, Isabelle e Grace) avuti dalla ex moglie Kristine, e l'altro ieri, per la prima volta, si è recato a «Velo Club» - programma televisivo di France 2, omologo del nostro Processo alla tappa -, dispensando sorrisi e considerazioni. Ieri mattina al via della corsa era senza la maglia gialla. Perché mai? La ragione è racchiusa in un gesto di grande sportività: per rispetto del connazionale David Zabriskie, caduto il giorno prima nella cronosquadre, a poco più di 1500 metri dal traguardo e la sua Csc era al comando. Una caduta che è costata la vittoria al team capitanato da Ivan Basso e al povero Zabriskie la maglia gialla.
«Ci è sembrato giusto onorare David in questo modo - ha detto lo stesso Armstrong al termine della corsa ieri pomeriggio -. Il giorno prima era stato sfortunatissimo, e la mia maglia gialla era in effetti ancora un po' sua. Avrei corso tutta la tappa senza il simbolo del primato, poi però i giudici di corsa mi hanno intimato di vestirla, pena l'esclusione dal Tour e io non ho potuto far altro che vestirla come da regolamento: in pratica mi hanno convinto», dice con un sorriso ironico e malizioso il texano. Come è finita ieri? Niente testate, acrobazie proibite o gomitate infide. Stavolta lo sprint finale sul traguardo di Montargis è pulito come la vittoria di Robbie McEwen, che alla quinta tappa del Tour de France si riscatta con gli interessi del declassamento di due giorni fa e batte il belga Tom Boonen e il norvegese Hushovd, quinto il nostro Angelo Furlan. In classifica generale non cambia nulla: per la 68° volta in carriera Armstrong veste in giallo e il nostro Ivan Basso (ieri finito per terra senza gravi conseguenze, ndr), è sempre 10° a 1’26’’ dal texano. Oggi sesta tappa, 199 chilometri da Troyes a Nancy: per Boonen, McEwen è già tempo di rivincita.