Arriva l'Harry Potter spaventoso e innamorato

Da oggi la prima parte dell'utlima saga della Rowling. Intitolato "I doni della morte", il film è pieno di scene di paura e i critici lo sconsigliano ai bambini più piccoli. Il protagonista "ruba" Ermione all'amico Ron

Girato di maggio, ma ambientato di gennaio, la prima parte dell’ultimo episodio della serie di Harry Potter - scritta da J.K. Rowling (Salani) - mette in scena il gelo climatico. Ma ad avvolgerne i personaggi è essenzialmente il gelo della morte, evocata dal titolo, Harry Potter e i doni della morte. Ormai il sogno volge all’incubo.
Il castello di Hogwarts e i quartieri di Londra sono ricordi. I corsi di magia non sono finiti, ma frequentarli sarebbe pericoloso per Harry Potter (Daniel Radcliffe), Hermione (Emma Watson) e Ron (Rupert Grint). Non c’è quindi più occasione di sfoggiare i contrasti cromatici degli arredi, come nelle prime puntate, né di mostrare tavole imbandite come nessun convito, per quanto lussuoso e magico, possa offrire.

Sebbene Harry Potter non abbia imparato dalla scuola tutto ciò che poteva, deve lottare per sopravvivere. Per giunta è passato dalla legalità all’illegalità, dal momento che il potere fra i Maghi ha cambiato di mano. Vaga quindi, da ribelle, con un’ombra permanente di barba, per boschi e campagne, come un personaggio degli ultimi libri di Ernst Jünger.

Imperversa la guerra civile nel Mondo dei Maghi, cominciata negli ultimi film della serie. La fazione di Harry Potter, l’Eletto, è sulla difensiva. Mentre il mondo umano circostante, continua il suo tran-tran, la radio dei Maghi diffonde ogni giorno i nomi dei caduti. Lo faceva la Bbc con quelli degli aviatori della Raf, durante la battaglia d’Inghilterra; ai ragazzini italiani il paragone non dice molto, ma ai nonni britannici sì. I doni della morte citati dal titolo rinviano a una leggenda. Superando un fiume pericoloso, tre viandanti si sono sottratti alla Morte. Decisa a fare egualmente bottino, essa inscena una donazione ai tre scampati. Uno ottiene la forza (la bacchetta più potente); l’altro una pietra che resuscita l’amata. Entrambi hanno momenti di gioia, ma è il loro stesso trionfo a determinarne la fine. Il terzo ottiene il mantello dell’invisibilità, indossato dalla Morte stessa, e così si sottrae alle sue ricerche fino alla vecchiaia, quando il sopravvissuto passerà il mantello al figlio...

Il ragazzino Harry Potter è già un sopravvissuto alla morte dei genitori. Ora ha diciassette anni e il film l’accosta alla questione più irritante di quest’età: il desiderio. Poiché l’episodio esclude gli altri personaggi dalla scuola di Hogwarts; e poiché l’omosessualità non è stata contemplata, resta solo il contatto con Hermione, legata a Ron. Il quale resta parecchio tempo distante dall’amata e dall’amico, che sono invece lungamente vicini. Poiché non è opportuno che una storia per i più giovani rappresenti l’infedeltà più forte della fedeltà; ma altresì poiché l’infedeltà è troppo stuzzicante per le adolescenti per privarsi del suo richiamo, si giunge al compromesso di gran parte della storia della letteratura e del cinema: Hermione tenta Harry Potter; Harry Potter cede (anche perché ha freddo); ma Ron torna e rompe il cerchio non magico delle corna. Trasgressione: Ron vede la sua ragazza nuda fra le braccia di Harry Potter. Restaurazione: quel che si vede sullo schermo è solo la prefigurazione di Ron, non la «realtà». Così la gelosia si stempera. Siamo fra inglesi e per le donne si litiga fino a un certo punto.

Il problema delle serie mirate, come questa, a un pubblico in età evolutiva è non perdere il contatto con esso, pur mantenendo attrazione verso i più piccoli. Una soluzione sarebbe far durare meno le serie: ma come chiedere al produttore David Heyman di rinunciare anzitempo alla macchina fabbrica soldi? Un’altra soluzione sarebbe far durare meno i film, il che consentirebbe di bruciare meno risorse: ma il pubblico è stato addestrato alla quantità, non alla qualità. Uno scrittore straordinario per l’infanzia e l’adolescenza come Erich Këstner si conteneva sempre in meno di duecento pagine. Invece la Rowling ne ha sfornato oltre cinquecento a libro. Così, ci si aggiri fra I doni della morte, circondati dai migliori attori del cinema anglo-irlandese (Helena Bonham Carter, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Brendan Gleeson, John Hurt, Jason Isaacs, Alan Rickman, Timothy Spall, Imelda Staunton, David Thewlis..), o fra L'ordine della fenice o in compagnia del Principe Mezzosangue - i titoli dei due precedenti film firmati da David Yates - dopo mezz’ora in sala ci si chiede perché la Rowling, Heyman & C. abbiano logorato una buona idea fino a indurci a detestarla.