Arrivano nella capitale i tesori precolombiani dell'antica "Città degli Dei"

Al Palazzo delle Esposizioni 450 oggetti provenienti da Teotihuaca, la mitica città precolombiana (il più grande agglomerato urbano del continente americano del VII secolo d. C.) le cui rovine sono state dichiarate dall'Unesco patrimonio dell'umanità

La Città degli Dei, capitale indiscussa del bacino del Messico tra il 100 a.C. e il 650 d.C., rivive al Palazzo delle Esposizioni. Ben 450 oggetti per la prima volta esibiti in Italia faranno conoscere ai visitatori l'arte, la vita quotidiana e la religione di Teotihuacan, città dichiarata nel 1987 patrimonio dell'umanità dall'Unesco e nota ai più per le possenti piramidi «della Luna» e «del Sole», icone mondiali della cultura mesoamericana precolombiana. La rassegna, che sarà visitabile fino al 27 febbraio, è suddivisa in sette sezioni tematiche, che organizzano reperti provenienti principalmente dal Museo nazionale di antropologia di Città del Messico e dai due musei di Teotihuacan. Per la prima volta, veranno esibiti anche oggetti provenienti dal Museo Anahuacalli, nato dalla collezione privata del celebre artista messicano Diego Rivera. La mostra, spiega Emmanuele Emanuele presidente del Palazzo delle Esposizioni, è «un atto dovuto», che la civiltà europea (la rassegna è passata per Londra e Parigi e dopo Roma sarà anche a Barcellona e Madrid) compie «riconoscendo la grandiosità di una civiltà che ha in qualche modo contribuito a far scomparire». Con questa mostra il Palazzo delle Esposizioni apre le porte a un altro «grande evento della civiltà», per confermare la voglia di «dialogo e osmosi» tra le culture.
Un intreccio già evidente all'ingresso della mostra: il visitatore è accolto sin dalle scalinate del palazzo da una riproduzione del Serpente piumato delle Piramidi. «Da fuori - sintetizza l'ambasciatore messicano a Roma, Jorge Chen - non si capisce se da via Nazionale (sede del Palaexpo, ndr) si entra in Messico o se è il Messico che si affaccia su via Nazionale».
L'allestimento cerca di offrire allo spettatori i reperti nel loro contesto: il tentativo, ha spiegato Emanuele, è quello di ricostruire «lo splendore dei pezzi e mostrarli il più possibile così come erano originariamente». Un modo per «contestualizzare l'opera d'arte» che il presidente del Palazzo rivendica come approccio vincente per questo tipo di operazioni culturali. E a quella che l'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi, definisce una «presenza sbalorditiva» (un «vero e proprio evento vista la qualità dei reperti e la modalità espositiva»), il Palazzo delle Esposizioni offre altre due significative pagine messicane.
C'è spazio anche per la rassegna «Remix» del giovane ma promettente artista messicano Carlos Amorales: cinque istallazioni e una performance, datate tra il 2005 e il 2010, sovrapposte tra loro, al loro debutto in Italia. Fino al 9 gennaio, infine, rimane aperta l'esposizione «Immagini di una rivoluzione», rassegna fotografica dei movimenti armati che percorsero il Messico dal 1910 al 1920.