Arruolato anche il parrocchetto nella fauna romana

Due specie di pappagallini, l’uno di origine asiatica, il parrocchetto dal collare, così detto per una striscia scura attorno al collo, con le piume della lunga coda appuntita azzurre ed il ventre verde, e l’altro, il parrocchetto monaco, del sud America, con le piume delle ali blu e la coda più corta, importati e diffusisi in Italia dagli anni 80, hanno nidificato, a Roma, nel 1999, anche a villa Borghese, e nel parco dell’Appia Antica e ora stanno invadendo tutta la città. E come loro tanti altri uccelli, una volta inusuali in città come falchi pellegrini e germani reali.
Liberati dalle gabbie dai proprietari, forse spinti a fare una buona azione, senza avvedersi che la sopravvivenza degli uccellini, una volta rimessi in natura, non supera le 24 ore, i pappagallini sono però riusciti comunque a sopravvivere in buon numero. «Questo - dice il direttore scientifico del Bioparco Fulvio Fraticelli - lo si deve alla grande capacità di comunicazione del parrocchetto monaco e alla capacità di apprendimento del parrocchetto dal collare, che una volta constatata la pericolosità di una animale, la tiene a mente» Percorrendo qualche chilometro in linea d’aria, a villa Borghese (un metodo per contare gli uccelli, che gli ornitologi chiamano «transetto») oggi sono stati contati 8 pappagalli, contro uno solo individuato nel ’99.
Ma i pappagallini nidificano anche tra i giardini condominiali delle case popolari a Tor Marancia, nel quartiere Aurelio, nel quartiere e nella zona tra villa Pamphili ed i giardini Vaticani, nutrendosi dei rifiuti che trovano a terra e di quello che producono gli alberi, in particolare datteri e bacche. A Roma i pappagallini hanno però molti nemici, predatori dei cuccioli: in primo luogo i gabbiani reali, ma anche le cornacchie, gatti e ratti. Oltre alle due specie di pappagallini, a Roma, un altro uccello si è diffuso: il germano reale, un’anatra con la testa verde. Hanno scelto la città anche il picchio rosso maggiore e il picchio verde che sghignazza, così detto per il suo tipico cinguettio, il passero solitario, di color azzurro carico, che vive sui tetti, e, arrivati dalla montagna, i codirossi spazzacamini.