Tra arte e psicologia Un saggio di Flavio Caroli

Le bocche urlanti di Bacon. Il Grido di Munch. Gli sguardi torvi dei ritratti di Grosz. Smorfie, che aprono squarci su carattere, stati d’animo, salute mentale dei personaggi rappresentati. La fisiognomica, scienza antichissima che da Aristotele giunge alla moderna psichiatria, ha una sua lunga storia nella pittura. La racconta Flavio Caroli in Storia della Fisiognomica. Arte e psicologia da Leonardo a Freud (Electa) che propone un viaggio dal Cinque al Novecento, attraverso opere d’arte e scritti teorici, a partire dagli studi di Leonardo, il primo a porsi il problema del legame tra i «moti» dell’animo e il modo di rappresentarli. Sezionava cadaveri, osservava muscoli, studiava lineamenti, e scriveva nel Trattato della Pittura: «Da quel che ride a quel che piange non si varia né occhi, né bocca, né guancie, ma solo la rigidità delle ciglia che s’aggiunge a chi piange, e levasi a chi ride...». Nasce la teoria dell’occhio, vale a dire della pittura, come «finestra dell’anima», espressa nel Codice Atlantico. Le applicazioni di questi studi sono formidabili disegni, come la Testa di uomo urlante per la Battaglia di Anghiari, che rappresenta la violenza e la follia. O come il Profilo di vecchia, che rivela attraverso le deformazioni del volto il male oscuro e la decadenza dell’età: «Le vecchie si debbono figurare ardite e pronte, con rabbiosi movimenti a guisa di furie infernali...» scrive l’artista.
A descrivere la vecchiaia, in modo meno ferino, è anche Giorgione, nel suo Ritratto di vecchia delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, mentre grandi pittori lombardi, emiliani, toscani, provano a svelare nei ritratti ogni piega dell’inconscio. Da Lorenzo Lotto con il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi a Savoldo con la sua sfuggente Maddalena, da Pontormo col Ritratto di Cosimo il Vecchio degli Uffizi fino alla geniale Sofonisba Anguissola, la pittrice cremonese che ritrae nel 1555 il fratellino piangente nel Fanciullo morso da un gambero. Un disegno eccezionale, che coglie il dolore e l’emozione di un istante, preludio all’espressionismo (sarà ripreso addirittura da Caravaggio nel Fanciullo morso da un ramarro).
Mentre gli studi sulla fisiognomica continuano con i trattatisti cinquecenteschi (Achillini, Della Rocca, Lomazzo), studiosi del ’600 come Montaigne e Cartesio sino ai positivisti ottocenteschi e alla psicoanalisi di Freud, gli artisti si muovono sulle tracce di Leonardo, con nuove elaborazioni che portano da Fede Galizia a Rubens, Rembrandt, Velázquez, in una lunga catena, sino a noi.
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