Arte più tecnologia: i locali diventano dei musei

Arte, tecnologia, design, ma soprattutto emozione, è questa la parola d’ordine di architetti e designer impegnati a ristrutturare o creare ex novo locali notturni e templi della socializzazione.
Le novità sono legate alla sfera emozionale, il rosa, poi, sarà il colore dominante; così la pensa Simone Micheli, maestro nella progettazione di locali di intrattenimento, impegnato, ultimamente, nel «P food & Wine» su incarico della Regione Piemonte in occasione dei Giochi Olimpici 2006 a Torino e nella «Sketch» lounge bar a Merano.
«Gli stereotipi comunicativi oggi sono in continuo divenire, si ha la necessità di un consumo dinamico e l’esigenza di luoghi multifunzionali», dice Simone Micheli, «si prediligono luoghi di seduzione naturali ed empatici che permettono l’interazione, la socializzazione, la comunicazione. Il rosa sarà il colore cult, sinonimo di accoglienza, ospitalità, rinnovate relazioni sociali. I cocktail bar sono la nuova scoperta glamour, in cui il visitatore metropolitano ha possibilità di ballare, dissetarsi, o conversare. Il key concept sul quale costruisco la mia attività, risiede nell’idea necessità di creare un nuovo tipo di intrattenimento notturno in netta opposizione con quella dell’idea dark night che sino ad oggi ha caratterizzato il mondo delle discoteche. La volontà è quella di realizzare uno spazio nel quale ogni singolo sentimento possa trovare la sua giusta espressione».
Claudio Laviola ha un concetto base, più che la moda, per lui, è importante lo stile individuale del locale come della persona, che si deve far conoscere per se stessa: «L’architettura si deve staccare dal mondo fashion, non sono per lo stupore, che diventa, con il tempo, un fenomeno momentaneo, importante è la ricerca del progetto, l’uso della luce - dice Laviola, che ha realizzato, a Milano, la Banque di via Bassano Porrone, stile anni 30, con uso del ferro acidaro, poi utilizzato da tutti e locale ancora attualissimo ed è attualmente impegnato con gli interventi sull’Hotel et de Milan - per ogni architetto il progetto di un locale è un forte stimolo».
Philippe Starck, uno dei più stravaganti designer del mondo, è l’autore del decoro dell’eclettico ristorante Bon, di Mosca, gotiche vetrate tatuate che illuminano di luce rarefatta l’ambiente, lampade Kalashnikov, vetrine con scheletri e terrazza velata di tulle. L’idea è quella di ricreare un lusso caotico, privo di canoni estetici e regole, tra candelabri di varie dimensioni, applique liberty, tavoli in apparente disordine, sedie tutte diverse per un luogo vissuto e ricercato. A Milano, dove nella palazzina della Deutsche Bank Milano Bicocca, opere e installazioni sono state collocate per il progetto Art at work, già sperimentato in altre sedi nel mondo, c’è il Living, colmo di pezzi di design, come il bancone con tasselli di corno di Birmania, le poltroncine «Barcelona», fatte da Mies Van de Rohe, designer di mobili anni 60/70, i pezzi art déco, come il tavolo interamente rivestito di pergamena, o quello ovale con vetro opalino nero che strizza l’occhio al Liberty, ma non mancano i lampadari in vetro anni ’40 trovati in un mercatino a Buenos Aires e le sedute arancioni. A Tokyo il Womb ospita dj techno del panorama mondiale, l’Ageha è la più grande discoteca della città, tre sale, una piscina sull’oceano e 18 bar, il Core è ritenuto il gioiello design, il Gaspanic, invece, è quello prediletto dagli artisti.