Gli artisti fanno squadra per Guercino

Ancora una volta è l’arte a dover dare una mano all’arte. Prende il via infatti questa sera la quarta edizione delle Giornate dell’arte, campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani. Nonostante la continuità con il passato, questa edizione si presenta con molte novità; oltre all’evento espositivo infatti, dal titolo L’arte di amare l’arte, la Fondazione CittàItalia, ideatrice della giornata stessa, ha messo in cantiere una serie di progetti artistici che si svilupperanno fino alla primavera del 2008. Si inizia intanto con questa mostra, dove appunto degli artisti aiutano un altro artista. Una sorta di cordata di nomi importanti dell’arte contemporanea italiana, conosciuti anche all’estero, che hanno donato un loro lavoro al fine di poter realizzare, grazie a una asta benefica, il restauro di un prezioso lavoro di Guercino. La mostra, alla quale partecipano, solo per citare alcuni nomi, Mario Marotta, Andrea Fogli, Renato Mambor, ha una duplice valenza: avere la possibilità di acquistare un lavoro contemporaneo significativo, e allo stesso tempo, avere la consapevolezza di essere stato attivo nel compimento del restauro di un’opera d’arte molto prestigiosa, come appunto La morte di Didone, del Guercino. Singolare contaminazione quella che si può ammirare presso la Galleria Spada, dove alle quadrerie del Seicento e del Settecento si avvicinano i lavori degli artisti contemporanei. Nessuna velleità di voler confrontare due tipi di arte completamente diversa, come dice lo stesso Massimo Riposati, direttore artistico della manifestazione, quanto piuttosto la consapevolezza che l’arte, quando è vera arte, è contemporanea a se stessa. E quindi nessun imbarazzo nel vedere opere tanto diverse nelle stesse sale. È uno spirito solidale che accompagna questa manifestazione. D’altronde il lavoro del Guercino è in una sala a pochi metri, nel medesimo palazzo, visibile a tutti, con le sue garze incollate, a testimonianza di un reale bisogno di restauro. E la speranza è che, proprio grazie all’asta di giovedì 27 settembre, si arrivi alla cifra utile per ridare lustro a un capolavoro del genere. Capolavoro che ha dalla sua una storia piuttosto particolare, e che è arrivato nella collezione Spada per una serie di coincidenze. Fortuite per chi vive a Roma e ne può apprezzare la bellezza.
La morte di Didone infatti viene eseguita per la regina di Francia Maria de’ Medici, la quale, in procinto di far realizzare al giovane e poco conosciuto Guercino un’opera di vaste dimensioni, vuole da lui però una prova della sua abilità di artista. L’opera non arrivò mai in Francia, poiché la regina dovette rifugiarsi in Belgio per motivi politici, ma anzi fu acquistata dal cardinale Bernardino Spada, probabilmente per senso di colpa in quanto artefice della committenza del quadro stesso, per la cifra di quattrocento scudi.
L’opera narra l’episodio della morte di Didone, a causa della partenza di Enea, in maniera scenografica, esaltandone il pathos. Ma non solo, perché sembra addirittura che voglia permettere agli spettatori di far parte dell’evento, grazie a un personaggio posto sulla sinistra che compie il gesto di mostrare la scena. Come a dire di entrare per osservare la tragedia in atto.