Arval e l’obiettivo «impatto zero» Taglio delle emissioni entro l’anno

Obiettivo impatto zero. Attraverso un percorso che Arval ha avviato nel 2005 con il progetto Ecopolis, rinnovato l’anno successivo con l’iniziativa «Lombardia Verde», patrocinata dal Comune di Milano, e successivamente rafforzato con i programmi ispirati alla mobilità sostenibile Ecopolis Mobility Point ed Ecopolis Fleet, quest’ultimo in collaborazione con Lifegate. «Perché compensare la Co2 prodotta - dice Paolo Ghinolfi, ad della società di noleggio - creando nuove aree boschive per riequilibrare il bilancio ambientale, risulta determinante quanto attrezzarsi per ridurla».
Dottor Ghinolfi, siete tra quelli che danno il buon esempio?
«L’azienda ha deciso di compensare le emissioni del proprio parco auto, 597.500 chilogrammi di Co2, riforestando 154.194 metri quadrati in Costa Rica. Inoltre, i componenti del direttivo di Arval si autotassano per compensare le emissioni legate all’uso privato dell'auto aziendale. E lo stesso abbiamo proposto agli altri dipendenti, come concreta assunzione di responsabilità».
La prerogativa della formula di noleggio Ecopolis Fleet è che le imprese clienti pagano un canone comprensivo anche della compensazione. Quale riscontro sta avendo?
«Già diverse aziende hanno acquistato il prodotto e con esso i certificati verdi relativi alla piantumazione. Il percorso è ancora lungo, ma contiamo entro i prossimi 12 mesi di tagliare del 20% le emissioni degli oltre 110mila veicoli della flotta gestita. Due imprese con cui condividiamo appieno la forte sensibilità ambientale sono Xerox Italia e Adecco, con le quali stiamo lavorando a ulteriori sinergie».
Nelle car policy l’ecomobilità diventerà un elemento centrale?
«Nel configurare la flotta, la riduzione delle emissioni costituisce uno dei punti prioritari della negoziazione con i clienti. Peraltro sono diversi i segnali (non ultime le notizie dagli Usa secondo cui Gm azzererà la produzione dei Suv più inquinanti) che privilegiano vetture più efficienti di piccola e media cilindrata. Anche in Italia si inizia a ragionare in quest’ottica, con car policy che pongono forti obiettivi di riduzione della Co2 entro 2-3 anni».
Con quali accorgimenti immediati?
«È necessario individuare le migliori risposte in ragione sia del tipo di veicolo sia dell’uso che se ne fa. Per esempio i veicoli commerciali che si muovono in ambiti circoscritti possono essere sostituiti con omologhi a minore impatto ambientale, come i bifuel. Quanto all’ibrido, è una tipologia di veicolo utile per un impiego prettamente cittadino: sui percorsi autostradali non dà alcun beneficio alla riduzione delle emissioni e dei consumi. Eppure ci sono aziende convinte che l’inserimento di qualche modello ibrido nella flotta possa autorizzare ad alzare il vessillo dell’ecocompatibilità».
Come agire nei confronti delle pubbliche amministrazioni?
«Bisogna lavorare sulla gestione dei bandi di gara. Troppo spesso le specifiche non tengono conto dei parametri legati agli inquinanti e all’efficienza dei veicoli. La sensibilizzazione deve partire dalle istituzioni che danno a Consip, incaricata dei bandi, gli indirizzi per redigerli: richiedere vetture a basso impatto ambientale, veicoli commerciali metanizzati per circolare in ambito urbano, e così via».
Auspica un coinvolgimento dei noleggiatori ai tavoli decisionali?
«Sarebbe bene che Aniasa, l’Associazione di settore che rappresenta centinaia di migliaia di aziende, con un parco di oltre 600mila veicoli, venisse finalmente coinvolta nella Commissione ambiente».