Assalto alla sede di Equitalia «Ribellatevi, non suicidatevi»

La vita vale più di una cartella di Equitalia. Concetto semplice, per carità, ma non poi così scontato se, per colpa di tasse e imposte, molti imprenditori hanno preferito darsi la morte che affrontare la difficile congiuntura. Con tutto ciò che ne consegue. Importi da saldare. Ridimensionamenti aziendali. E forse perfino licenziamenti. Se non addirittura l'incubo di finire nelle spire dell'usura.
«Ribellatevi, non suicidatevi», insomma. E davanti a questo motto che campeggiava sugli striscioni, gli aderenti a «Italia vera» e «Progetto di vita», hanno sfilato davanti agli uffici di Equitalia in via San Gregorio, nel nome di chi ha perso la vita e di chi non la vuole perdere. I dipendenti dell'ente più odiato in tutto lo Stivale hanno abbassato le saracinesche, gesto interpretato con favore dai dimostranti che hanno risposto con applausi e slogan inequivocabili. «Dovete chiudere per sempre». «Non aprite più».
La protesta, pacifica e senza incidenti, non si è fermata qui. I militanti hanno invitato i dipendenti di Equitalia a «chiudere per lutto alla memoria di tutte le persone che non potevano pagare le cartelle esattoriali e si sono uccise». All'iniziativa spontanea di abbassare le serrande si è aggregata anche la Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità, di fronte ad Equitalia. Gli uffici di via San Gregorio sono stati il capolinea di un corteo che, alle 13.30, era partito da Porta Venezia attraversando piazza della Repubblica, diretto contro l'ente guidato da Attilio Befera.
La manifestazione, che si ripeterà in altre città d'Italia tra cui Roma, Modena, Pinerolo dove è prevista una fiaccolata e Lecce che ospiterà un convegno nei locali della chiesa di Santa Maria della Pace, è stata organizzata da Barbara Benedettelli, candidatasi alla Camera dei deputati nelle ultime Politiche nelle fila di Fratelli d'Italia. «Abbiamo indetto una giornata di lutto nazionale - ha spiegato l'ideatrice che è anche un'affermata scrittrice e autrice televisiva - per manifestare la nostra vicinanza alle famiglie di quegli imprenditori che si sono tolti la vita perché hanno ricevuto una cartella esattoriale che non riuscivano a pagare o perché la banca non concedeva loro un fido. Il nostro obiettivo però è anche quello di dire che ci sono molte altre persone le quali, pur essendo in difficoltà, non si fanno vincere dallo sconforto e continuano a lottare. Per questo il nostro slogan è “Noi non valiamo meno di quello che possediamo”».
In segno di lutto, i dimostranti - sostenuti e affiancati da altri sodalizi come City angels, Alt, il Centro per i diritti dei cittadini - hanno sfilato con una fascia nera al braccio, in ricordo che non ce l'ha fatta e molti di essi portavano una bandiera tricolore listata. Gli organizzatori hanno parlato di oltre una trentina di suicidi dovuti alla disperazione per i risvolti tragici della crisi economica, ma non hanno dimenticato neppure coloro che sono arrivati a sfiorare la morte, cercando di togliersi la vita, fortunatamente senza riuscirvi. Per tutti il denominatore comune di non saper affrontare i debiti e l'emergenza, la spasmodica quanto effimera ricerca di un posto di lavoro introvabile e l'angoscia di sentirsi soli vedendosi precluso l'accesso a forme di prestiti bancari.