Assegnato il primo Mediolanum Award

C'è un metodo preciso ed efficace per accorciare le crisi di Borsa e mitigarne gli effetti: continuare a investire. In maniera regolare, costante nel tempo, in un'ottica di lungo periodo. In modo da acquistare titoli sia nei momenti di crescita e alte quotazioni, quando valgono ma anche costano di più, sia quando i mercati scendono e sono ai minimi, quindi in una condizione più conveniente e vantaggiosa in prospettiva. È il sistema per compensare i due picchi azionari, i record al rialzo e quelli al ribasso, e per ottenere una media vantaggiosa che elimina gli estremi. E, con questi, la volatilità e il sali-scendi che investe le azioni nel breve periodo, e in un periodo come quello che stiamo attraversando.
Sono alcune delle regole che caratterizzano Borse, investimenti e mercati finanziari. Non solo. La durata media di una crisi in Borsa è molto più breve dei periodi di crescita. I nuovi massimi dei listini azionari sono sempre più alti dei massimi precedenti. E nel lungo periodo si guadagna sempre, dato che i momenti difficili vengono poi superati, e si torna a creare valore: proprio per questo, investire quando le quotazioni sono ai minimi si rivela sempre un grande affare. Con crescite a doppia o tripla cifra.
Sono regole non scritte, spesso poco evidenti per chi guarda ai listini con prospettive di breve periodo e di corto respiro, o per chi si lascia influenzare dalle turbolenze congiunturali, ma che si possono ricavare con precisione, quasi fossero una formula matematica.
Analizzando dati, quotazioni e andamenti storici delle principali crisi borsistiche sui mercati finanziari internazionali attraverso l'indice MSCI World (che descrive l'andamento delle Borse dei principali Paesi industrializzati), è possibile valutarne gli effetti anche prendendo in considerazione l'eventualità più sfavorevole in assoluto che possa capitare a un investitore in Borsa: quella di investire tutto proprio nel momento di massimo picco al rialzo dei mercati, appena prima di una netta, pesante e duratura inversione di tendenza. Si tratta di una coincidenza ovviamente alquanto improbabile, un caso estremo, una situazione limite, ma proprio considerando un caso estremo, il più sfavorevole possibile, si possono ottenere interessanti indicazioni valide in generale. In pratica, si tratta di rispondere a una domanda che suona più o meno così: se un investitore compra tutte le proprie azioni nel momento del loro massimo valore, al culmine di una fase storica, e subito dopo inizia un periodo di crisi e una discesa delle quotazioni, quanto tempo impiega per recuperare il valore nominale iniziale delle proprie azioni?
Comparando dati e cifre dell'indice MSCI, relativi a tutte le principali crisi nella storia delle Borse mondiali, dal crac del 1929, al crollo di Wall Street nel 1987, allo scoppio della Bolla tecnologica nel 2000, si rileva che, per un ipotetico investitore che abbia effettuato il 100% del proprio investimento al momento delle quotazioni massime, appena prima del calo dei listini, in media il recupero dei valori nominali iniziali di titoli e quotazioni avviene dopo circa 50 mesi, quindi in quattro o cinque anni, dal momento del picco minimo. La perdita media di valore delle azioni, secondo questo raffronto tra le varie crisi storiche, è pari al 33%, ma l'incremento medio che segue ai minimi nella fase di recupero è invece del 75%, di gran lunga superiore alla perdita precedente, e, ancora di più, di grandissima convenienza per chi investe quando i prezzi sono bassi.
Se infatti il record negativo, per durata e consistenza, è quello della crisi del 1929, maturato in un contesto ormai distante anni luce da quello attuale, chi ha investito tutto il proprio capitale in titoli appena prima del tonfo di Wall Street nell'87 ha recuperato il valore nominale iniziale in poco più di un anno (15 mesi), dopo un calo complessivo medio del 20% ma con un seguente rialzo del 28% (chi invece avesse investito ai minimi avrebbe quindi guadagnato parecchio).
Mentre sempre un ipotetico investitore che abbia fatto la stessa cosa subito prima del dissolversi della Bolla tecnologica e degli effetti dell'attentato alle Torri Gemelle di New York, tra il 2000 e il 2001, ha ottenuto i valori nominali iniziali dopo 71 mesi, dopo un calo medio del 46% se avesse acquistato tutto ai prezzi più alti, ma poi ottenendo un recupero e una crescita di valore del 91% dai livelli minimi (e, anche in questo caso, per chi ha investito ai minimi si è rivelato un vero affare).
Ma questi calcoli si riferiscono, come già evidenziato, esclusivamente a un ipotetico caso estremo e peggiore in assoluto. Per mitigare gli effetti dei periodi di flessione delle Borse, e accorciarne i tempi di recupero, scatta la regola che induce a investire in modo costante, regolare, sempre puntando a un'ottica e a guadagni di lungo periodo. Se infatti, ad esempio, sempre analizzando l'andamento storico dell'indice MSCI, si ipotizza un investimento per metà effettuato nel momento delle quotazioni massime e per metà quando sono ai minimi, in modo da compensare i due casi estremi, si rileva che gli effetti di un deprezzamento dei listini rientrano molto prima: dopo soli 5 mesi nel caso già citato del crollo di Wall Street, dopo 44 mesi (anziché 71, come già visto) dal declino seguito all'attacco alle Torri Gemelle. In questo caso si ricava inoltre che anche la perdita media per una crisi di Borsa si dimezza, risultando pari al 17% rispetto al 33% dell'ipotesi più negativa, mentre l'incremento medio nella fase di recupero è del 28%. Dati alla mano, continuare a investire in maniera costante nel tempo elimina quindi gli effetti negativi e i contraccolpi di uno scenario di breve durata, per garantire un rendimento di lungo periodo in linea con l'andamento tendenziale dei mercati, che dopo fasi cicliche di flessione proseguono poi sempre nel loro percorso di sviluppo e di crescita.