Assistenza psichiatrica cercasi

Pochi, nel Lazio, i centri specializzati Il sottosegretario Cursi annuncia la nascita di una commissione per la revisione della 180

Patricia Tagliaferri

L’aveva detto il ministro della Salute Francesco Storace che la legge 180 andava corretta, rivisitata alla luce di un quadro scientifico e sociale cambiato rispetto a trent’anni fa. Fermo restando che mai e poi mai si potrebbe tornare ai manicomi o a strutture del genere. Ecco così il suo sottosegretario, con delega alla salute mentale, Cesare Cursi, annunciare l’insediamento di una commissione nazionale per la salute mentale che ha appunto l’obiettivo di rivedere la 180, «mettendone in evidenza i punti critici e suggerendo le necessarie correzioni al prossimo Parlamento».
Dopo la denuncia di Storace, il quale ha elencato le debolezze della legge Basaglia - sottolineando l’inadeguatezza del trattamento sanitario obbligatorio e l’impossibilità per i pazienti di ottenere un’assistenza specifica nel medio-lungo periodo - un gruppo di esperti, tra i più qualificati nella materia psichiatrica, si è già messo al lavoro per passare ai raggi x l’attuale normativa e suggerire i necessari correttivi, prima che di determinate carenze si torni a parlare soltanto dopo certi fatti di cronaca nera. I numeri, del resto, non sono incoraggianti, se è vero, come ha detto Storace durante un’audizione in Commissione sanità del Senato, che gli italiani con disturbi mentali passano il 90 per cento del tempo di malattia a casa, visto che le strutture riescono a coprire solo il 10 per cento. I servizi deputati all’assistenza psichiatrica ci sono, ma sono comunque pochi rispetto al numero di persone che soffrono di certe patologie.
Sebbene per Cursi la 180 sia stata un’«ottima legge», che ha abolito «la cronicizzazione del ricovero manicomiale», nella sua applicazione è stata evidenziata una «forte carenza specialmente nel settore dell’organizzazione dei servizi con disagi sia da parte degli utenti sia da parte dei loro familiari». Sul territorio nazionale i centri specializzati sono 4.868, fra questi soltanto 304 nel Lazio. Nella nostra regione ci sono 12 dipartimenti di salute mentale (di cui 8 a Roma), 72 centri di salute mentale (45 a Roma), 35 ambulatori (13 a Roma), 50 centri diurni (di cui 49 pubblici con 1.268 posti e uno privato con 16 posti), 70 strutture residenziali pubbliche con 534 posti letto (52 a Roma), 23 strutture residenziali private con 254 posti letto (18 a Roma), 21 servizi psichiatrici di diagnosi e cura, 9 day hospital ospedalieri, 12 case di cura private con 973 posti letto.
Della commissione per la salute mentale faranno parte, oltre al direttore generale della prevenzione sanitaria Donato Graco, e al presidente dell’Istituto superiore di sanità Enrico Garaci, esperti di psichiatria e alcuni operatori di strutture sanitarie pubbliche e private. «La commissione - spiega Cursi - svolge funzioni di studio, consulenza e proposta al ministro della Salute, e in particolare ha il compito di individuare temi specifici per la produzione delle linee guida in salute mentale e di valutare il quadro normativo della materia per evidenziarne specifici punti di debolezza». Nei prossimi giorni i membri della commissione incontreranno quelli della Consulta delle associazioni per la salute mentale.