Assumma: «Tutti d’accordo, ci vuole una legge»

Il presidente della Siae: «Abbiamo chiesto a Rai, Mediaset e Sky un codice di comportamento»

da Milano

Ma che cos'è un format? E perchè c'è tanto parapiglia intorno a questa parola? Tra denunce, liti e minacce, la Siae, il cui scopo è proteggere le creazioni degli autori, sta cercando di fare chiarezza.
Avvocato Giorgio Assumma, presidente della Siae, lei è uno dei padri del diritto televisivo: ci spiega perché il popolo della tv è in guerra?
«Il problema è che in Italia il format non è tutelato dal diritto d'autore. Non importa chi abbia avuto l'idea originaria di un programma, chiunque può farne quello che vuole senza dovere chiedere il permesso a nessuno. O dover pagare».
Cioè, l’autore di un format non ha diritti?
«Se ad esempio parlassimo di una fiction, copiare la sceneggiatura quello sì che sarebbe un reato. Oggi la legge protegge il copione di un programma, quella che si chiama scaletta, ma il format no».
Ma quindi che cos’è un format?
«È uno schema approssimativo di quello che accadrà, dall'ambientazione ai personaggi coinvolti».
Il confine con la scaletta è sottile.
«Lo è».
A che cosa serve depositare il format nel vostro registro?
«Solo a testimoniare quando si è avuta l’idea».
E depositarlo da un notaio?
«È lo stesso, ma costa di più».
È mai accaduto che un giudice riconoscesse dei diritti all'autore di un format?
«La legge non si occupa dei format. Una sola volta, nel 1994, la pretura di Roma ammise che chi ne copiava uno dovesse rispondere del reato di plagio. Ma poi non ravvisò il reato. La trasmissione in causa era Stranamore».
Ha trovato una soluzione al problema?
«Abbiamo proposto d’introdurre una norma che riconosca all’autore di un format una "piccola" tutela della proprietà. La protezione durerebbe massimo dieci anni, e non settanta, come per le opere coperte dal diritto d’autore. In pratica chi vuole utilizzare il format deve sedersi al tavolo con l'autore e intavolare una trattativa. Se riesce a concluderla positivamente può procedere».
Una previsione sui tempi?
«Sono lunghi. Nel frattempo abbiamo invitato Rai, Mediaset, Sky, Pubblispei, Endemol, l’Associazione degli autori e altri a stilare un codice di comportamento».
Anche produttori ed emittenti auspicano l’introduzione della normativa?
«A tutti conviene che i format siano tutelati dalla legge. Specie a chi ne acquista tanti dall’estero, soprattutto dagli Stati Uniti. Se no, il rischio è di trovarsi in mano con un pugno di mosche».