Aste al ribasso, blitz della Finanza Sigilli alle lotterie-truffa on line

Sadok Kohen è un giovane turco che parla perfettamente italiano, che tiene un blog in inglese su cui affronta temi complessi, e che fino a ieri stava al volante di una delle macchine acchiappasoldi più potenti inventate negli ultimi tempi nelle praterie di Internet: le aste al ribasso, il geniale meccanismo per cui a milioni di utenti viene proposto un colpo fin troppo invitante. Nelle aste al ribasso, oggetti di ogni genere vengono assegnati a prezzi che sono un centesimo, un millesimo, un decimillesimo del loro valore: «Ci sono stati casi - raccontava con orgoglio Sadok qualche tempo fa a Radio Montecarlo - in cui qualcuno ha portato a casa un’auto a 12 o 15 euro, e parliamo di una Mini Cooper Clubman».
Il sito di Sadok Kohen si chiama Bidplaza.it, e da ieri se si clicca sul suo indirizzo appare solo un arido comunicato della «Guardia di finanza, Gruppo tutela dei mercati, beni e servizi» che annuncia che il sito è oscurato su ordine della magistratura. E lo stesso accade se si clicca su altri siti dello stesso ramo che fino all’altro ieri andavano per la maggiore: Bidme.it, Lowbid.it, Starbid.it, Youbid.it, Bidforfree.it. E non si tratta di qualche mela marcia. A venire messo sotto accusa è, di per se stesso, il meccanismo delle aste al ribasso, che in realtà - una volta analizzato - è invece una gigantesca lotteria: organizzata però senza nessun controllo pubblico, come prevede la legge per ogni gioco d’azzardo. A venire chiusi sono solo sei siti, perché sono gli unici controllati da società con sede a Milano, e quindi soggette alla competenza territoriale della Procura milanese. Ma se l’esempio - come è ragionevole supporre - verrà seguito anche dalle altre magistrature, per il mondo delle aste al ribasso potrebbe essere l’inizio della fine. Tant’è vero che anche alcuni siti non coinvolti nell’indagine hanno spontaneamente deciso ieri di sospendere le attività.
Non è noto a chi spetti la primogenitura delle aste al ribasso su Internet. Di sicuro, si tratta di una filiazione dell’idea delle normali aste al rialzo, quelle il cui leader mondiale è Ebay, incrociata e meticciata con altre e più antiche tecniche: prima tra tutte, la catena di Sant’Antonio. Sadok Kohen, quando gli chiesero di spiegare il funzionamento del giocattolo, rispose in modo criptico: «È un sistema un po’ introverso e complicato di marketing on line». In realtà il meccanismo è, almeno in apparenza, semplice. Non vince semplicemente l’offerta più bassa, altrimenti tutti offrirebbero zero euro: vince la più bassa tra le offerte uniche, quelle formulate da un solo acquirente. Insomma, tutto sta ad imbroccare il decimale giusto. E per partecipare bisogna pagare: uno o due euro. Poco? Ma sono proprio questi «cip» di ingresso, moltiplicati per migliaia o decine di migliaia di utenti, a fare ricchi gli organizzatori. Che infatti sono spuntati come funghi, a decine e decine. Dietro i due leader del settore, Bidme.it e Youbid.it (entrambi oscurati ieri) c’è un mucchio selvaggio dove praticamente chiunque può aprire il suo sito, comprando a prezzi modici il software necessario.
«Il giro d’affari complessivo - dice il tenente colonnello Mario Nieddu, che ha guidato l’operazione insieme al pm Massimiliano Carducci - non può essere calcolato con precisione, anche perché molti siti operano dall’estero. Ma parliamo di un business da molti milioni all’anno». Adesso il giocattolo si è rotto. Ma si può stare certi che da qualche parte, nello sconfinato mondo di Internet, qualcuno sta già cercando il modo per rimetterlo in pista.