Atene in fiamme, tolleranza zero contro chi va in piazza

ALLERTA Preso d’assalto un commissariato Rinviato il processo ai cinque italiani arrestati

«Non dimentichiamo»; «Nelle strade scriviamo la storia»: sono solo alcuni degli striscioni e degli slogan che hanno riempito ieri il centro di Atene. Doveva essere il giorno della grande paura, quella del mega corteo degli studenti e degli insegnanti in memoria del 15enne Alexis Grigoropulos, ucciso da un poliziotto un anno fa, con tre ore di astensione dal lavoro dalle 12 alle 15 volute dai sindacati per favorire la partecipazione. Anche a Salonicco 3.300 fra studenti, insegnanti e cittadini hanno sfilato per ricordare Grigoropulos. Ma alle otto di sera la grande paura sembra passata. Ci sono stati scontri, ma il bilancio è meno pesante della guerriglia urbana di domenica. La parola d’ordine «tolleranza zero», con un numero di arresti (120) e fermi (540) in tutta la Grecia registrati l’altro ieri, unita all’uso di telecamere termiche anche negli elicotteri militari che sorvolavano Atene, fino alla presa delle impronte digitali di tutti i manifestanti fermati, per creare un archivio da confrontare con quelle «senza nome» dei responsabili dei continui attacchi degli ultimi mesi a commissariati di polizia e istituzioni, sembra avere dato i suoi frutti. Il bollettino di ieri è di 43 fermi: 30 greci e 13 stranieri (tre francesi, quattro albanesi, un lettone, tre polacchi, tre spagnoli) e di 21 arresti, 15 greci e sei stranieri. Non ci sono stati nuovi arresti di italiani. I nostri cinque connazionali fermati sabato nel quartiere di Exarchia, dietro al Politecnico di Atene, mentre gettavano sassi ai poliziotti sono stati processati ieri per direttissima ma l’udienza è stata aggiornata al 16 dicembre: rischiano due anni e mezzo di carcere.
I primi focolari di violenza sono stati ieri mattina l’attacco da parte di giovani incappucciati, con lanci di pietre e molotov, a nove commissariati sparsi per la capitale: l’episodio più grave davanti al posto di polizia di Ano Patision, vicino al centro. Intanto, gli agenti antisommossa hanno blindato tutte le strade interessate al passaggio del corteo: in particolare l’accesso non soltanto all’interno dell’Università, dove domenica è stato ferito alla testa il rettore, ma anche le strade intorno per impedire che i sedicenti anarchici si avvalessero dell’«asilo universitario», in vigore in Grecia da quando i carri armati del regime dei colonnelli, nel 1973, sfondarono i cancelli del Politecnico annegando nel sangue la rivolta degli studenti contro la giunta.
Lungo la centralissima via Panepistimiu, dopo il passaggio del corteo, sono stati bruciati decine di cassonetti per i rifiuti. Ma la tensione più alta si è avuta dopo la fine della manifestazione, arrivata davanti al Parlamento. Circa 600 incappucciati sono entrati nel cortile del Politecnico e da lì hanno attaccato con molotov i poliziotti. In serata la situazione sembrava essere tornata alla normalità.
Oltre all’inchiesta per il ferimento del rettore, ne è stata aperta una per l’attacco a una sindacalista, travolta domenica dalla motocicletta di un agente. Un altro fascicolo per il pestaggio di un poliziotto. Ma ieri ci sono stati soltanto due feriti lievi: una commessa colpita da una pietra che ha sfondato la vetrina del suo negozio, un uomo sfiorato da un sasso al piede. «Con i fermi e gli arresti di massa di questi giorni, compresi quelli effettuati al centro sociale di Keratsini, abbiamo evitato più di cento attacchi a base di molotov nelle nostre città», dichiarano al ministero della Protezione del cittadino, rispondendo al partito riformista Syriza che ha accusato il governo di «incredibile violenza». Una nuova manifestazione è in programma per giovedì.