"Il gelato? Attenti al colore e alle montagne..."

Una laurea allo IULM in Relazioni Pubbliche e Pubblicità, l'impegno in una multinazionale a Londra dopo i sette anni milanesi e un periodo sabbatico si fa per dire - come Casco Bianco in Albania. Poi per Chiara Soban, bella ed elegante 33enne, è emersa la vocazione di una delle famiglie storiche della gelateria: lei insieme ai fratelli Stefano e Andrea ha raccolto la grande eredità dei genitori, nati in Val di Zoldo, detta la Valle dei Gelatieri visto che partendo da qui tanti ragazzi delle Dolomiti hanno imposto la loro bravura nel mondo. Chiara ha aperto un locale a Trieste, nella zona del Tribunale, che affianca gli altri tre in Piemonte, tutti con laboratorio interno. «Il mio è a vista sulla strada, così la gente si diverte a seguire la preparazione» spiega.

Tre regole per il consumatore non esperto ?

«Primo: meglio quello esposto che quello nei pozzetti e in ogni caso diffidare delle montagne che si vedono nei grandi locali, il gelato naturale non regge in quella situazione. Secondo: i colori devono rispecchiare il prodotto quindi il pistacchio non può essere fluo, la menta non è verde, il melone deve essere tenue e via così. Terzo: una gelateria seria non può andare oltre i 30 gusti ma già tenere alta la qualità di una quindicina richiede impegno ed esperienza».

Le provocazioni?

«Questione di pubblicità, liberi di farlo sia chiaro. Noi ci limitiamo a qualche idea gastronomica, come il gelato al Gorgonzola, al caprino con miele o al wasabi che alla fine è una radice naturale. Non è un delirio al pesce o alla mortadella».

Altri consigli?

«Seguire la stagionalità dei prodotti, che varia peraltro da un'area all'altra. Tanto per capirci, la nocciola è al top in autunno nel Nord Italia e il limone è buono al Sud anche in inverno. Poi ovvio che ci sono dei classici come il cioccolato dove la mano del gelatiere fa la differenza».

Cosa significa artigianale per i Soban?

«Una lista degli ingredienti, corta, pulita ed esposta bene. Materie prime fresche e reperibili il più possibile in zona e da piccoli produttori. Solo addensanti naturali e nessun colorante o monodigliceride. E poi tanta, tanta passione».