Auguste Chapdeleine

Francese, nacque nel 1814 a La Rochelle. I suoi erano mezzadri ed egli lavorò nei campi fino ai vent’anni. Quando non ci fu più bisogno delle sue braccia entrò in seminario e ne uscì sacerdote nel 1843. Fu parroco di Boucey fino al 1851, anno in cui andò alle Missioni Estere di Parigi. L’anno seguente si imbarcò ad Anversa per la Cina. La sua zona di missione era il Kuang-Si, dove da oltre un secolo mancavano i missionari. Il padre Chapdeleine fu aiutato da un cinese di quella provincia che si era appena convertito. Percorse la zona per tre anni, convertendo almeno duecento persone. Tra queste, però, c’era una giovane che era stata concubina di un certo Pé-San. Poiché col battesimo lei intendeva cambiare vita, l’uomo andò a denunciare il missionario al mandarino di Sy-Lin-Hien, un nemico giurato del cristianesimo. Era il 1856. Il funzionario mandò le guardie ad arrestare tutti a Yao-Chan, dove si trovava il prete francese. Ma questi era riuscito a scappare. Lo acciuffarono poco dopo, proprio a Sy-Lin-Hien, in casa del letterato cristiano Lô-Kong-Yé. Così, venticinque cristiani furono rinchiusi nel carcere, pestati con canne di bambù e con la «canga» (una forca di bambù) al collo. Per due giorni, legati come salami, furono tenuti in ginocchio su catene di ferro, mentre le vergate col bambù continuavano. Il mandarino chiese ai cristiani una notevole somma di denaro per liberare il missionario, ma quelli non erano in grado di pagare. Così, il padre Chapdeleine venne strangolato nel modo seguente: il collo dentro al foro di una gabbia a cui era stato tolto il fondo.