AUGUSTO L’arte del colpo di Stato

La figura di Ottaviano Augusto, il successore di Cesare, creatore e pacificatore dell’Impero romano, è trasmessa al nostro immaginario studentesco come quella di un personaggio dal carattere poco deciso. Ricordo il mio professore di liceo mentre lo presentava con dei tratti sbiaditi, in opposizione alla figura brillante di Antonio. Di tutto ciò molta parte di responsabilità va attribuita a Shakespeare, che nei suoi drammi Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra non dipinge in modo generoso il giovane erede del grande condottiero caduto sotto le pugnalate dei congiurati alle Idi di marzo. Ben diversi sono i tratti del personaggio sicuro, determinato e del tutto privo di scrupoli che ci presenta Luciano Canfora nel suo La prima marcia su Roma, uscito di recente per Laterza (pagg. 87, euro 12).
Nelle sue Res Gestae Ottaviano Augusto propone in prima persona la propria interpretazione degli eventi che lo portarono alla conquista del potere. Per la nostra abitudine a una classe politica formata da uomini che a cinquant’anni vengono ancora considerati giovani, l’incipit del documento è quasi sconcertante: «All’età di diciannove anni, di mia iniziativa e a mia spese, misi insieme un esercito, grazie al quale liberai la repubblica dal dominio dei faziosi». È poco più di un ragazzo infatti quello che, forte del testamento di Cesare, si affaccia sulla scena politica romana, sconvolta dalla guerra civile in corso. I pompeiani resistono ancora in Spagna e in Siria, i cesaricidi sono in Grecia, mentre nella pianura Padana il cesariano Antonio assedia Decimo Bruto a Modena. Le truppe senatorie sono inviate a rilevare l’assediato e sembrano avere il sopravvento sugli eredi di Cesare.
In questo contesto complesso e contraddittorio il giovanissimo Ottaviano sa muoversi con una intelligenza politica priva di scrupoli e una determinazione addirittura spietata. Con le forze raccolte, che ammontano ad alcune legioni, si schiera dalla parte del senato. Riesce a convincere Cicerone della propria fedeltà repubblicana e sotto i suoi auspici si unisce alla spedizione capeggiata dai due consoli in carica, cesariani moderati, inviata in soccorso di Decimo Bruto, che dell’uccisione di Cesare è stato l’ispiratore.
In poche settimane, mentre infuriano combattimenti feroci fra cesariani e senatorii, Ottaviano riesce a sbarazzarsi di tutti i concorrenti nel controllo delle legioni presenti nella penisola, strumento decisivo per la conquista del potere a Roma. Antonio è sconfitto a Modena e costretto alla fuga oltre le Alpi, Decimo Bruto viene ucciso mentre tenta di inseguirlo con forze troppo esigue, ma la vicenda decisiva è quella che riguarda i due consoli, verdi detentori del potere militare dopo la sconfitta di Antonio.
Aulo Irzio viene ucciso in combattimento, ma Canfora ci avverte che le circostanze della morte non sono affatto chiare. Sulla base dei testi di cui disponiamo, che pure sono di parte augustea e comunque imperiale, si può credere che il console sia stato eliminato su ordine di Ottaviano, se pure non è stato lui stesso a ucciderlo di sua mano, approfittando di una mischia occorsa durante la battaglia.
La scomparsa di Vibio Pansa è ancora più inquietante. Il console non partecipa alla battaglia di Modena dato che è rimasto ferito, pare leggermente, nel corso delle scaramucce che l’hanno preceduta. Le sue condizioni non sembrano comunque in nessun modo preoccupanti, tanto che dopo la vittoria entra in contatto epistolare con Decimo Bruto e lo invita a un colloquio. Improvvisamente però, e inaspettatamente, anche il secondo console muore, in circostanze tali che il suo medico viene arrestato con l’accusa di aver infettato le sue ferite. Sarà liberato presto.
Ormai infatti il gioco è fatto. Ottaviano assume il comando di tutte le legioni presenti nella pianura Padana e con esse minaccia Roma. Fa chiedere per sé il consolato dai soldati, e quando il senato glielo rifiuta passa anche lui il Rubicone, come Cesare, e marcia alla volta della capitale. Troppo tardi Cicerone, che si reputa un politico accorto e aveva creduto di controllare lo sviluppo degli eventi, si accorge di essere stato circuito da un giovane di neppure vent’anni. Al suo arrivo a Roma, come capiterà a Mussolini quasi duemila anni dopo, Ottaviano vede scomparire ogni opposizione e riceve la carica che ha chiesto. Cinque mesi dopo l’assassinio di Cesare il suo erede designato viene eletto console. Non ha ancora vent’anni ed è destinato a rimanere al potere per oltre mezzo secolo.
Va sottolineata la preziosa indagine di Canfora, che propone come documento decisivo una lettera di Decimo Bruto a Cicerone, conservata nelle carte di quest’ultimo, nella quale si racconta in modo particolareggiato, e con ogni evidenza veritiero, della sua convocazione da parte di Vibio Pansa. Decimo Bruto è già sulla strada per Bologna quando viene raggiunto da un messaggero di Ottaviano che gli comunica la morte del console e gli ingiunge di tornare indietro. La prova, se non di un omicidio, certo di un colpo di Stato. Quello che porta al potere Ottaviano.