Avanza la cardiologia interventista St. Jude si potenzia

Gianni Mozzo

Grandi passi avanti nella cura delle malattie cardiovascolari che continuano ad essere la prima causa di morte nei Paesi occidentali. «In Italia nel 2004 - come ha ricordato il professor Massimo Santini, presidente dell’Associazione italiana di Aritmologia e cardiostimolazione all’incontro Diabiotech tenutosi a Roma - abbiamo registrato 150.000 infarti miocardici e sindromi coronariche acute, 250.000 morti cardiache per infarto o scompenso, 50.000 morti improvvise cardiache, 5.000 morti improvvise in giovane età, 100.000 angioplastiche coronariche, 50.000 impianti di pacemaker e 8.000 impianti di defibrillatori automatici. In questo contesto è fondamentale il ruolo della Tecnologia medica che comporta i seguenti vantaggi: maggiore sofisticazione delle protesi impiantabili, capacità di trasmissione telematica e telefonica di parametri elettrici e clinici, riduzione significativa del volume e del peso della protesi, continua ricerca di nuove soluzioni a problemi tecnici e clinici, utilizzo della protesi impiantabile per un completo Patient Management».
I risultati che si sono raggiunti nella ricerca di nuove soluzione terapeutiche medicali per il trattamento delle patologie cardiovascolari è nel mondo frutto soprattutto della ricerca avanzata che si effettua negli Stati Uniti, nella città di St. Paul, nel Minnesota, dove sono nate e si sono sviluppate alcune delle più importanti industrie che producono dispositivi medicali per il trattamento delle patologie cardiovascolari. Tra queste multinazionali vi è la St. Jude Medical, società nata nel 1976 per la produzione di sole protesi valvolari cardiache, oggi ha una posizione leader nel mercato mondiale del cardiovascolare grazie alla realizzazione di dispositivi specifici per il trattamento del ritmo cardiaco, di fibrillazione atriale e dello scompenso cardiaco, per la cardiochirurgia e l’accesso vascolare. Il core business di St. Jude Medical è il cuore dell’uomo. «Il nostro impegno - afferma Angelo Rivetti, vice presidente South Europe & Middle East e amministratore delegato di St. Jude Medical Italia - è quello di salvare e migliorare le condizioni di vita di milioni di persone in tutto il mondo attraverso lo sviluppo di tecnologie medicali avanzate».
Nel secondo trimestre 2005 St. Jude Medical ha realizzato un volume di affari pari a 724 milioni di dollari, con un incremento del 30% in relazione ai $557 milioni registrati nel secondo trimestre 2004. L'utile netto della società ha raggiunto il valore di 101 milioni di $, rispetto ai 99 milioni di dollari dello stesso periodo nel 2004. St. Jude Medical ha affrontato negli ultimi tre mesi alcuni ingenti investimenti tra cui l'acquisto di Velocimed.
Nell’area della fibrillazione atriale la società statunitense si è ulteriormente sviluppata con alcune acquisizioni strategiche. La fibrillazione atriale è una delle principali, debilitanti e costose malattie cardiovascolari che affliggono la popolazione mondiale. È un disordine del ritmo cardiaco, gli atri vengono eccitati in maniera caotica e disorganizzata con una frequenza che può raggiungere fino a 600 impulsi al minuto. Alla loro attivazione segue un'alterata trasmissione degli impulsi ai ventricoli con una frequenza solitamente elevata, circa 140-160 impulsi al minuto. Questa aritmia colpisce 6 milioni di persone nel mondo (600.000 casi all'anno in Italia). I costi ospedalieri sono enormi, oltre 7 miliardi di dollari è la spesa annuale sostenuta negli Stati Uniti per la fibrillazione atriale che implica un rischio trombotico.