Avanza la chirurgia della spalla

«La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano e per questo è anche la meno stabile. Quando la testa omerale fuoriesce completamente dalla cavità glenoidea della scapola in seguito a trauma si configura il quadro clinico della lussazione di spalla nella grandissima maggioranza dei casi anteriore. Se tali episodi di lussazione si ripetono si ha la lussazione recidivante frequente nei giovani che praticano attività sportive. Si parla di instabilità ricorrente quando la testa omerale si sub-lussa o si lussa completamente ritornando subito dopo nella sua sede anatomica normale. Questa patologia è frequente nei soggeti che presentano una lassità costituzionale. Quando la lussazione si verifica in persone più mature (40-60 anni) si può associare una rottura di uno o più tendini dei muscoli della cuffia dei rotatori, che sono le strutture anatomiche deputate alla motilità attiva della spalla», spiega il dottor Mario Cecilia, responsabile del Centro chirurgico della spalla presso l’Istituto clinico San Siro di Milano, una realtà specialistica del Gruppo Ospedaliero San Donato, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
«Si ricorre sempre più spesso alle tecniche artroscopiche divenute affidabili, versatili e riproducibili al punto da poter essere applicate con ottimi risultati sia nella diagnostica che nella terapia. In altri casi si rende necessaria la chirurgia riparativa o ricostruttiva aperta. L'artrosi primaria o secondaria a traumi dell'articolazione gleno-omerale e l'artrosi omero-acromiale spesso associata ad una lesione massiva, irreparabile dei tendini della cuffia dei rotatori sono soprattutto presenti negli anziani che lamentano un dolore spesso continuo ed invalidante, associato ad una limitazione dei movimenti». Si manifesta all’inizio come un fastidio poi cresce in frequenza ed intensità, non lascia dormire e rende difficili anche le più elementari funzioni: lavarsi, mangiare, prendere un bicchiere. Una radiografia evidenzia la deformazione della testa dell’omero e della cartilagine della glenoide della scapola, e la risonanza magnetica mette in luce la possibile lesione della cuffia dei rotatori. «La patologia degenerativa artrosica con assenza della cuffia dei rotatori è in grande crescita per l’aumento dell’età media e si tratta chirurgicamente con la protesi di spalla», afferma il dottor Mario Cecilia, un chirurgo che da trent’anni si dedica alla traumatologia ed ortopedia della spalla. Dopo la specializzazione all’università di Pavia e stages alla Columbia Presbyterian di New York e all’ospedale Henri Mondor di Parigi, per 24 anni è stato assistente e poi aiuto all’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Nel gennaio 2001, trasferitosi alla Clinica San Siro, ha costituito un Centro di eccellenza, grazie alla collaborazione del direttore generale dottor Dario Beretta, che ha creduto nell’importanza di questa specializzazione, contribuendo allo sviluppo del Centro con adeguati investimenti. Il dottor Cecilia ha eseguito oltre 8mila interventi di traumatologia ed ortopedia generale, di cui 6000 nella chirurgia aperta ed artroscopica della spalla (circa 240 protesi di spalla). Nel solo 2007 ne ha effettuati 345, di cui 25 di protesi totali con sostituzione della testa e di parte della glenoide della scapola. Nei pazienti con assenza della cuffia dei rotatori ha usato protesi inverse che dal punto di vista biomeccanico suppliscono all'assenza tendinea ripristinando un'articolarità attiva quasi completa ed indolente. Dopo 5-6 giorni con il braccio al collo il paziente mangia da solo e disimpegna le attività quotidiane supportato da un adeguato protocollo riabilitativo. Oltre agli interventi più comuni eseguiti in artroscopia, alla clinica San Siro si effettuano le protesi di spalla parziali (cefaliche) o totali. «Questi interventi, che durano da un’ora e mezzo a tre ore, consentono di abolire completamente il dolore e di riacquistare in modo ottimale la funzionalità della spalla». Padre fondatore della chirurgia protesica della spalla fu l’americano Neer che, negli anni Sessanta, effettuò i primi interventi aprendo nuove prospettive terapeutiche a molte patologie.