Dopo aver conquistato il potere la sinistra ruba le idee al Polo

L’Unione vuole parlare tutti i linguaggi, anche quello liberale. Questo monopolio della parola ben mostra la natura del potere della sinistra: essa non accetta di essere parte, vuol essere tutte le parti. Le sue divisioni politiche sono anche il mezzo per catturare i consensi di varie fette dell’elettorato senza creare una vera unificazione politica. Il fatto che la sinistra voglia appropriarsi dell’eredità neo-liberale di Reagan e della Thatcher usandone le parole indica ancora una volta che essa non ha altro contenuto politico che quello della distruzione dell’avversario, cioè Berlusconi e il centrodestra, e dell’occupazione di un potere senza alternative.
Se qualcosa ha caratterizzato i governi che diciamo «liberali», alla fine del ’900, è stato il fatto di togliere potere ai sindacati, impedendogli di usare il loro potere sociale per interrompere i servizi pubblici. Il liberalismo moderno consiste soprattutto nell’evitare che il potere contrattuale dei sindacati divenga un potere di fatto che condiziona le decisioni del governo e della società. Tale liberalismo è stato in qualche modo il superamento dello scisma di classe, che assegnava al sindacato in quanto organo della classe il potere decisivo in nome della giustizia sociale.
Il governo Berlusconi è stato liberale perché ha rifiutato di ottenere il consenso dei sindacati per le sue decisioni. Contro l’esecutivo Berlusconi è ripreso lo scisma di classe, esteso ai temi della legittimità e della pace. La sinistra ha sostenuto azioni illegali, come quelle contro i rigassificatori o contro la Tav; ha cioè preteso di contestare il governo con azioni di piazza, mettendone in dubbio la legittimità e quindi violando in concreto la legalità. È in base a una delegittimazione del governo in nome della democrazia che la sinistra è riuscita a conquistare il potere. Da quel momento il suo fine è quello di conservarlo.
Giunta al governo, la sinistra ha ripristinato la logica di classe stabilendo che il governo co-decide con i sindacati confederali. È questa una radicale novità, perché si tratta di una negoziazione con i soli sindacati come pre-condizione per qualsiasi azione di governo. Non si tratta più di concertare con le parti sociali, ma di co-decidere con una sola parte sociale. La logica di classe è ritornata, ed è singolare che la stampa non abbia notato questo punto. Il governo della sinistra concede alle grandi imprese la riduzione del cuneo fiscale e tratta con i grandi interessi, ma non con la piccola e media industria.
Un’altra caratteristica dei governi liberali è stata la diminuzione della pressione fiscale, anche sui redditi più alti. Il governo della sinistra ha creato una sorta di Stato fiscale fondato sul controllo dei conti correnti e delle carte di credito, rendendo quindi inutile il concetto di «privato». Come in ogni buon regime socialista, il privato è divenuto pubblico. La sinistra al potere usa la parola «liberalizzazioni» nel momento in cui assume il potere sulla società in forma illiberale. I provvedimenti del governo hanno perciò un solo criterio: quello di abolire gli spazi che prima venivano lasciati all’autogoverno delle categorie e quindi potevano essere chiamati «corporativi».
L’idea delle liberalizzazioni è di distruggere la categoria come realtà sociale e quindi il riconoscimento della professionalità come avente diritto alla tutela. È la logica delle grandi strutture distributive rispetto al piccolo mercato locale: non a caso la sinistra ha il monopolio di fatto delle grandi cooperative che ottengono di poter vendere tutto ciò che vogliono. Le categorie sono corpi intermedi in sé legittimi. Le liberalizzazioni tendono a distruggere le categorie e gli ordini e a lasciare spazio soltanto a forme associative che appartengono alla tradizione della sinistra e alla sua organizzazione. Il privato piccolo va eliminato: l’individualismo, in quanto spezza le categorie sociali e le professioni, rende la società più disponibile all’azione dello Stato e dei gruppi organizzati. Le liberalizzazioni della sinistra non sono una riforma liberale e non corrispondono alla dottrina sociale della Chiesa, che tutela i corpi intermedi. Anche le liberalizzazioni sono la prova della volontà della sinistra di dominare la società.
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