Gli avvocati accusano la toga anticrocifisso

nostro inviato a Camerino
«Ma come può il giudice Tosti mettere in atto una simile, ridicola, protesta? Come può pensare, con il suo atteggiamento, di mettere in crisi un piccolo tribunale di provincia? La situazione a Camerino è diventata insostenibile per colpa sua». L’avvocato Emanuele Grifantini, 76 anni, è furibondo. «È una questione di credibilità, di immagine della magistratura», ripete quasi scandendo una ad una le parole. Cinquant’anni di professione, il decano degli avvocati marchigiani, già presidente del collegio forense, nonché popolarissimo docente universitario, pronuncia la sua dura requisitoria mentre si concede la passeggiatina pomeridiana per il centro di Camerino. «Fatto salvo il rispetto per l’uomo e per le sue idee io dico che Tosti, come magistrato, non merita alcuna attenuante. Il suo comportamento è assolutamente censurabile. La sua presa di posizione, il suo singolare quanto discutibile sciopero dalle udienze, che ha bloccato persino la cause di lavoro, ha messo in crisi il funzionamento della giustizia nella nostra città. Sono rimasti quattro magistrati qui a Camerino, ma da quando Tosti ha cominciato la sua protesta, il carico di tutti i procedimenti si deve ripartire sui tre malcapitati. Che stanno pagando per l’ostinazione di un collega».
Avvocato, il crocifisso deve sparire dai tribunali come vorrebbe il giudice Tosti?
«Mi creda, il crocifisso in tribunale, come peraltro altrove, non dà alcun fastidio. Si tratta di un falso problema. Il giudice deve giudicare nel rispetto della legge e nel nome del popolo italiano. Punto e basta. E questo giudizio può venire preso, serenamente, ovunque. Che si debba lavorare in un museo piuttosto che in una sinagoga. E a prescindere da tutti i simboli. Religiosi, pubblicitari o sportivi che si possano vedere appesi sopra la testa».
Intende dire che il giudice Tosti sta esagerando con il suo protagonismo?
«Intendo semplicemente dire che i giudici dovrebbero starsene zitti e parlare soltanto per pronunciare sentenze. Che sono o dovrebbero essere il loro principale mestiere. I giudici che finiscono sui giornali per le loro polemiche personali e per le loro crociate, più o meno condivisibili, che scaturiscono da questioni ideologiche o religiose, non mi sono mai piaciuti».
Il presidente del Tribunale ha offerto a Tosti un’aula tutta per lui, senza crocifisso...
«Capisco il tentativo di appianare la questione, ma il presidente del Tribunale ha commesso un errore. Indipendentemente dal fatto che Tosti abbia rifiutato anche questa proposta, perché la considera una ghettizzazione. L’errore sta nel fatto che le aule non sono ad appannaggio di un giudice cattolico o musulmano che sia. Per chiarirci: non sono stanze private. E sono soprattutto aule di cui si fa un uso promiscuo. Frequentate a rotazione dai giudici, e da loro occupate nell’arco di tempo in cui si tiene un’udienza. L’errore, poi, è anche formale, perché sull’edificio di un tribunale ha competenza il sindaco e non il presidente del tribunale stesso. Non si può far finta di non conoscere la realtà dei fatti per trovare scorciatoie ridicole come la protesta stessa».
Resta il fatto che quello del giudice Luigi Tosti è diventato un caso nazionale...
«Bell’affare. Bisogna ammettere che la magistratura, sottoposta da tempo, oramai, ad una raffica di attacchi da destra e da sinistra, non ha certo bisogno di guadagnarsi altra impopolarità anche con lo sciopero del Crocifisso. Se si vuol riguadagnare terreno e credibilità bisogna ricominciare a lavorare, ripeto, a lavorare. Con serietà, impegno, dedizione. Per il bene della gente e del Paese. Rendendosi conto del peso delle responsabilità che ogni giudice ha, quando si trova a decidere sulla sorte di una persona come lui».