Azzurri, batosta in Ungheria Solo Di Natale va in rete

Gli azzurri perdono 3-1 a Budapest. Battuti dopo 42 anni: è allarme. Squadra senza idee, Cannavaro disastroso, Materazzi ko non giocherà in campionato e rischia di saltare la Francia

Budapest - Fortuna che prima della Francia ne abbiamo giocata solo una di amichevole. Perché va bene la condizione approssimativa, vanno bene le (quasi) zero partite nelle gambe, ma insomma se a Budapest si doveva solo immaginare l’Italia che l’8 settembre incrocerà la Francia, allora le cose non si mettono bene per i destini azzurri. Tre gol dagli ungheresi (vero già alla quinta di campionato, ma qui non si perdeva dal ‘65) sono troppi anche con le attenuanti del caso. Italia svagata, intossicata nei muscoli e annebbiata nelle idee: Donadoni dovrà rivedere molto e forse ripensare a un modulo più resistente in vista degli assalti dei Bleus di Domenech. Altrimenti Euro 2008 lo vedremo in cartolina.

Il test al «Ferenc Puskas stadion» parte con una defezione. Nel recinto di centrocampo manca Rino Gattuso, risvegliatosi ieri mattina con guaio al ginocchio e quindi fermato precauzionalmente (in dubbio per l’esordio col Genoa, l’imperativo è recuperarlo per il 31, Supercoppa con il Siviglia): così il ct rivede solo parzialmente i suoi piani. Entra Aquilani, che forse significa meno aggressività, ma che di certo ha nelle corde le note giuste per affiancare Pirlo e Ambrosini.
Con Toni a farsi spazio tra i grovigli della difesa ungherese, Donadoni mette a sostegno del centravanti del Bayern, Quagliarella e Del Piero. A loro spetta il compito di incursori, possibilmente con i due custodi delle corsie, Oddo e Zambrotta.

All’inizio le voglie dell’Italia sono tutte in un paio di accelerazioni di Quagliarella, che per il primo quarto d’ora dà l’impressione di essere in palla. Ma la punta dell’Udinese si spegne in fretta, i tre di centrocampo lo capiscono subito, tanto da rivolgere sguardo e pallone sul fronte opposto. Dove Zambrotta e Del Piero fanno valere antiche frequentazioni bianconere. Alex in particolare ricambia la fiducia: movimento e tiro e un passo in avanti verso la maglia da titolare contro la Francia. Il primo quarto d’ora è azzurro e finisce con un tracciante di Pirlo per Oddo che è una delizia. Ma è proprio sulla fascia del difensore rossonero, poco aiutato da Quagliarella, che l’Ungheria trova terreno friabile e ne approfitta. Dzsudzsak, 21 anni, è la lama che l’Ungheria affonda nel fianco (destro) degli azzurri. Da solo porta a spasso la difesa, serve triplicare le forze per arginarlo e allora deve ripiegare Aquilani. Per Buffon solo tanto spavento, ma è l’intero reparto che va in sofferenza.

Non può essere una questione di automatismi, i quattro se la intendono da un po’, e allora la speranza è che simili infilate siano frutto di una condizione ancora acerba. Per questo ci sono quasi tre settimane: così, in questa appiccicosa serata di Budapest, è impossibile pretendere la luna da chi si è appena staccato dalla rampa di lancio. Meglio allora andare per gradi e prendere per discreta la partita di Aquilani, anche se il rampollo giallorosso, partito bene e senza paura, si è poi fatto risucchiare nel vortice della ripresa.

Quando Donadoni richiama Del Piero e Materazzi, colpito duro alla coscia (uscito con le stampelle, salterà le prime due di campionato ed è a forte rischio per la Francia), fa i cambi che deve e Di Natale pizzica un destro di Aquilani. Sul vantaggio l’Italia va in barca. Si sfilaccia e perde la testa. Corto circuito del centrocampo, Grosso e Barzagli insieme non fanno Materazzi e allora Buffon si piega tre volte in sedici minuti. Juhasz, Gera su rigore (Priskin si beve Cannavaro che lo stende) e Feczesin, dopo che la difesa azzurra è diventata terra di conquista. Era l’Ungheria che qui, prima dei campioni del mondo, aveva battuto solo la Moldova e preso schiaffoni da Norvegia e Turchia. La Francia è sempre di più un incubo.