Azzurri battuti anche da atleti della domenica

Ennesima delusione: Blardone 11º, gli altri finiscono dietro a sciatori che in coppa non
sono mai entrati nei primi trenta.
Il dt Ravetto: "Con la neve così molle non siamo capaci, non c’è nulla da fare"

Whistler Mountain Una delle battute preferite da Claudio Ravetto, capacissimo dt degli sciatori azzurri, è «che disastro». La spara spesso anche quando le cose vanno bene. Oggi la spara ancora, ma con assoluta serietà, aggiungendoci anche: «Se sentite di qualcuno che ha bisogno per qualche lavoro nell'ambiente fatemi sapere».
Disastro. Totale. Max Blardone 11°, Alex Ploner 18°, Davide Simoncelli 19°, Manfred Moelgg 22°. In classifica, davanti ai nostri, atleti che in coppa del mondo non si sono mai classificati nei trenta. Eric Guay, secondo miglior tempo nella seconda manche, non ha mai corso un gigante di alto livello in vita sua.

Detta così, sembra una gara del cavolo, ma poi leggi la classifica che recita 1. Carlo Janka, 2. Kjetil Jansrud e 3. Aksel Lund Svindal e dici, ok, i forti sono davanti. Lo dice anche Max Blardone, «i migliori hanno vinto, come sempre», per poi aggiungere fra i denti «e io mi sono rotto di tutto, adesso basta». È uno sfogo, ovviamente, più che comprensibile, e Max è ancora bravo, bravissimo anzi, a controllarsi. Fosse una donna sarebbe scoppiato in lacrime, sicuro. Ma Max non è una donna, è un uomo vero, alla faccia di chi penserà, magari con un pizzico di ragione, che ieri ha ceduto nella seconda manche perché non ha retto la tensione della gara olimpica, della medaglia a portata di sci. Già, perché dopo la prima manche Blardone era quarto, a 20/100 dal primo, Janka, e stavolta sembrava proprio la volta buona. Macché.

Tra la prima e la seconda manche la neve si è ulteriormente mollata, l'umidità ha creato sul fondo duro una patina simile alla granita dove gli sci scivolavano. Ma lasciamo a Claudio Ravetto e a Davide Simoncelli, molto più lucidi di Max nei minuti seguiti alla consacrazione di Janka, un’analisi tecnica della gara. Il dt: «Noi sul molle facciamo un altro sport, non siamo capaci. È proprio un'impostazione tecnica diversa. Chiederete: ma perché cavolo non cambiate? Rispondo che con questi atleti c’è poco da cambiare ormai, sono impostati così, per andare forte su certe piste e nevi dobbiamo aspettare un’altra generazione». A distanza, Simoncelli aveva detto in sintesi la stessa cosa: «Noi siamo così, prendere o lasciare, se potessero cambiarci credo lo farebbero!».

Sono così, e quante volte ce li siamo goduti dopo grandi risultati, come in Badia lo scorso dicembre, primo Max secondo Davide, il terzo a quasi due secondi? Ma era un’altra pista, un’altra neve, un altro tracciato. «Hanno vinto i più forti» ripete ancora Max, la testa bassa, niente e nessuno in grado di consolarlo da quest'ennesima delusione immensa. Eppure, lui, proprio lui, dal 2003 è ininterrottamente fra i primi sei del ranking mondiale, non deve definirsi forte uno così? Risponde Simoncelli, il grande rivale in casa Italia: «A lui dovrebbero dare una medaglia ad honorem, ha avuto solo sfiga oggi, perché la neve è cambiata dai giorni scorsi e poi ancora fra la prima e la seconda manche. Non dite o scrivete che sia stato un problema di testa. Non è così. Max ci ha provato, ci credeva, ma è partito male, ha sbagliato alla seconda porta, ha perso il ritmo e ciao, gli altri non aspettano i tuoi errori, gli altri vanno».

E se vanno! Carlo Janka ieri volava. Lui è davvero l'unico che ha dimostrato di saper andare forte su ogni tipo di neve e di pista, non per niente un anno fa vinse il Mondiale su un pendio da brivido e sul ghiaccio verde. Ma lui è un fenomeno, non c’è da essere sorpresi, lui sarà il numero 1 del nel futuro.