A Bali l’unico ghiaccio è quello del drink

Caro Granzotto, dopo aver letto sul Giornale l'interessante e illuminante articolo del professor Elio Sindoni sulle esagerazioni dei catastrofisti, trovo sulla Repubblica una intera pagina sull'ultimo appello lanciato alla conferenza di Bali sul clima: la tragedia dei pinguini la cui «eroica marcia, rito naturale che va avanti da millenni per garantire la continuazione della specie rischia di sparire per i cambiamenti climatici». Poiché senza «eroica marcia» non nasceranno più pinguini, la specie sta per estinguersi. La cosa che fa morire dal ridere è che il riscaldamento globale rende sottilissima la calotta polare, tanto sottile da rompersi sotto il peso delle uova che così finiscono in mare. Ma la figuraccia di Al Gore il quale sostenne che sempre per via del ghiaccio che si assottiglia gli orsi (straordinari nuotatori) finiscono in acqua in acqua e annegano, non ha insegnato nulla?



La Conferenza sul clima di Bali, eh, caro Silvestri? Mai che ne facessero una a Chieti Scalo. Bali. Alberghi a venti, venticinque stelle e scutrettolanti camerierine in sarong che ti portano il cocktail fin sulla battigia. Pecoraro Scanio c'era, a Bali. Portandosi appresso, per non sentirsi solo, 18 persone. A Bali. Per due settimane. Tanto, paghiamo noi. Sarà dunque perché il sole picchia, a Bali, che se ne sono usciti con quella storia del ghiaccio del Polo che s'è fatto così sottile, ma così sottile, da non reggere nemmeno il peso d'un uovo di pinguino. Tre etti e mezzo, quattro. Strano, perché agli scienziati, ai climatologi, ai geologi, tutta gente seria, che non va a Bali, risulta invece che le calotte polari stanno aumentando in spessore e dimensione.
Dicono inoltre, gli scienziati, che ammesso ma assolutamente non concesso che la temperatura globale cresca secondo i tempi e l'intensità indicati dalle proiezioni matematiche (la cabala degli ecologisti, per intenderci), bé, in quel caso Artide e Antartide ci metterebbero tre o quattromila anni, a squagliarsi. E non un ventennio, come strepitano gli apocalittici.
Non sono serviti gli scienziati, però, a smentire una delle più agitate «verità» dei pasdaran dell'ambientalismo: l'inesorabile ritiro dei ghiacciai. Sono bastati i turisti. Una delle sette meraviglie del creato è il ghiacciaio argentino Perito Moreno, 250 chilometri quadrati, 30 chilometri di lunghezza e 5 di fronte. Be’, deve sapere, caro Silvestri, che i pasdaran ambientalisti davano quella bestia di ghiacciaio, terza riserva al mondo di acqua dolce, per spacciato. A causa - occorre dirlo? - del riscaldamento globale che se lo stava mangiando, che lo stava riducendo vista d'occhio. L'annuncio così categorico della prossima scomparsa del Perito Moreno ha però indotto molta brava gente a correre sul luogo per potergli almeno dare un'occhiata, prima che si trasformasse in una pozza d'acqua. E - oh stupore! Oh maraviglia! - il ghiacciaio è apparso loro non solo bello e maestoso, ma anche più grande. Che invece di diminuire le sue dimensioni fossero aumentate lo si poteva ricavare per via empirica: le primitive balaustre d'osservazione erano state infatti inghiottite dal ghiacciaio, avanzato di non so quanti metri. Ma a Bali di questo non si è parlato. Perché a Bali l'unico ghiaccio che conta è quello per i drink.
Paolo Granzotto