BALLARD È morto lo scrittore visionario che inventò «Crash» e l’«Impero del Sole»

James Graham Ballard si è spento a 78 anni dopo una lunga malattia. È stato l’ultimo genio indiscusso della fantascienza britannica. Aveva una vena cupa e catastrofica che riusciva a miscelare atmosfere oniriche a un costante senso di angoscia. Sue alcune pietre miliari della letteratura di science-fiction dedicata alle possibili apocalissi venture. Ma non solo: è suo il bellissimo e autobiografico L’impero del sole (scritto nel 1984) da cui il regista Steven Spielberg ha tratto nel 1987 l’omonimo film. Nato a Shanghai da genitori britannici durante la Seconda Guerra Mondiale, Ballard venne internato con la famiglia nel campo di prigionia giapponese di Lunghua. Da quella esperienza di sofferenza e violenza vissuta durante l’infanzia (Ballard era nato nel 1930) lo scrittore ha tratto una narrazione intensa che racconta l’abiezione umana filtrandola attraverso gli occhi dell’innocenza infantile.
Per questo la morte di questo «maestro delle apocalissi» lascia un vuoto nella letteratura, non solo di genere. Anche perché Ballard che dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, nel 1946, si trasferì in Gran Bretagna è riuscito a incarnare con la sua fantasia, le varie ansie della seconda parte del Novecento. Il primo romanzo, infatti, che gli regalerà notorietà e una relativa sicurezza economica (prima Ballard si era arrangiato facendo il venditore di enciclopedie porta a porta e arruolandosi nella Raf) è stato The Wind From Nowhere (Vento dal nulla) del 1962.
Il libro apriva una tetralogia di genere catastrofico, che incarnava benissimo il clima di paura, l’ansia da fine del mondo che era tipica degli anni della Guerra fredda. Anzi nell’immaginare questo vento mostruoso, in continua feroce crescita, che si placa solo quando l’umanità viene distrutta (gli ultimi superstiti si rifugiano inutilmente in un super edificio a forma di piramide) il visionario Ballard anticipò anche molte delle attuali paure ecologiste. Tutti echi che ritornano anche negli altri libri del ciclo: The Drowned World (Il mondo sommerso), The Burning World (Terra bruciata) e The Crystal World (Foresta di cristallo).
Quando poi, nel 1970, pubblica The Atrocity Exhibition (La mostra delle atrocità), considerato il suo capolavoro, Ballard lo fa incarnando tutte le ossessioni dell’epoca della Contestazione. In quindici racconti condensò: la guerra del Vietnam, la psicopatologia, la pornografia, il potere dei media, la fobia per gli incidenti stradali e le icone del sogno americano. Il risultato fu un libro crudo e discusso con all’interno un’incredibile profezia: l’elezione di Ronald Reagan alla Casa Bianca. Ai lettori e all’autore però piacque soprattutto la postmoderna curiosità macabra per gli incidenti stradali: tre anni dopo in Crash, il tema venne ripreso con successo (nel 1996, ne è stato tratto un film omonimo per la regia di David Cronenberg).
Ballard era così, raccontava quello che gli altri hanno paura di anche solo di guardare. Nel marzo del 2008 ha pubblicato anche la sua autobiografia, Miracles of Life (I miracoli della vita), nella quale ha messo nero su bianco, senza giri di parole, la malattia terminale a cui ieri si è arreso.