IL BALLETTO DI PRAGA La sensualità sulle punte

Una figura selvaggia rompe il silenzio della scena nuda. Le musiche del messicano Carlos Chavez giocano con danze rituali aborigene. Parte così la coreografia del Balletto del Teatro Nazionale di Praga, la prima delle tre di Jiri Kylian che animeranno il palco degli Arcimboldi domani sera. L'omaggio al grande coreografo ceco, le tre coreografie scelte dal direttore del Balletto Peter Zuska segnano tre momenti molto differenti della creatività artistica di Kylian.
«L'atmosfera della prima coreografia Stamping groundè - spiega Zuska - è influenzata dalla sua permanenza in Australia. È inspirata dal mondo esotico e magico degli originari abitanti della bush australiana che chiamiamo Aborigeni. Con un po' di allegria si riflette la loro danza, i costumi, la cultura, e la loro anima. I contributi di questa pièce sono il ritmo, l'energia e l'animalità.
Atmosfere molto diverse dalle altre due coreografie?
«Sì. La seconda, Petite morte, creata nel '91 per il festival di Mozart a Salisburgo, è un gioco lirico-poetico. Si può intuire un'idea di minimalismo scenografico e teatrale che ha influenzato alcune opere di Kylian del periodo che definiamo “balletti in bianco e nero”. In sottofondo ai concerti di piano di Mozart si scopre l'enorme senso e sensibilità di Kylian per la musica, il dettaglio e l'invenzione del lavoro di partnership nel “pas de deux”. Tutto si sviluppa a livello simbolico dal nome stesso Petite morte che in francese è sinonimo di orgasmo. E di qui viene in un certo senso il sottointendimento sessuale. La più vecchia coreografia Sinfonietta, del '78, chiude la serata di Kylian. Fatta per il Festival di Charlstown è stata creata in condizioni molto difficili e inconsuete nel periodo in cui Kylian e il Teatro di danza olandese, di cui era il nuovo direttore, passavano un periodo non troppo roseo. Paradossalmente come succede spesso nell'arte è scaturito qualcosa che ha lanciato la carriera mondiale di questo coreografo e della compagnia del Teatro di danza olandese. Della Sinfonietta di Janacek si può dire che sia una sorta di “inno della musica ceca”. Ha in sé molti elementi di folklore originale ceco ma allo stesso tempo è una musica moderna che rispecchia la grande e complicata anima del suo compositore. Kylian non aveva bisogno di creare un'atmosfera specifica, lei era già lì. Kylian semplicemente "ascoltava" la musica e questa è l'unica strada giusta. Se qualcuno volesse cercare nel nostro spettacolo elementi "cechi" allora la Sinfonietta ne contiene molti».
Musiche di Carlos Chavez, Mozart e Leos Janacek. Quali mondi musicali si confrontano?
«Penso che non si confrontino, è più esatto dire che si contrappongono. Non hanno a prima vista niente in comune dal punto di vista musicale, la composizione di questa serata è una sorta di mosaico di tre differenti tessere».
Il balletto di Praga
Teatro degli Arcimboldi
coreografie di Jiri Kylian
domani ore 21.
Info: 02.641142212/214