Bambini maltrattati, 440 casi in otto anni

Negli ultimi otto anni, dal 1998 a oggi, sono stati segnalati 440 casi sospetti di maltrattamenti o abuso sessuale al Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia gestito dall’associazione «Bambini nel tempo onlus» in convenzione con l’ufficio minori del Comune. Sui 363 casi presi in esame dal centro, quasi la metà (il 47 per cento) riguarda bambini tra 0 e 5 anni e oltre il 60 per cento dei minori coinvolti è di sesso femminile. Dai dati illustrati ieri in Campidoglio emerge anche che è il VI municipio, al Prenestino, a detenere il poco invidiabile primato delle segnalazioni. Secondo in classifica è il X municipio, con 30 segnalazioni, seguito dall’XI con 24, e dal XIX con 20. Solo tre casi di maltrattamento, invece, sono stati registrati dal I municipio e appena due dal XVIII.
Il tipo di violenza più frequente, secondo la casistica del centro, è la trascuratezza (26 per cento), seguita dall’abuso psicologico (24 per cento), sessuale (18 per cento) e fisico (13 per cento). Proprio il primato della trascuratezza è stato sottolineato dal sindaco Walter Veltroni. «La trascuratezza applicata ad un bambino - ha detto il primo cittadino - fa più male dell’abuso, perché è un abbandono e il piccolo deve provvedere autonomamente alla propria sopravvivenza e lascia un segno psicologico profondo». La trascuratezza rappresenta, secondo il sindaco, «un indice del diffondersi di un modo di guardare ai bambini proprio della nostra società: una società bulimica e rapace, educata a prendere e non a dare, a sottrarre e non a donare». L’età dei genitori si concentra tra i 30-40 anni ed è significativo come il 18 per cento delle madri abbia tra i 18 e i 29 anni. Le mamme dei bambini maltrattati, sempre secondo la casistica del centro, sono per lo più disoccupate (27 per cento), svolgono un’attività non qualificata (28 per cento) o sono casalinghe (13 per cento). Al contrario colpisce il dato, sottolineato anche da Veltroni, sull’attività paterna: nel 29 per cento dei casi si tratta di un libero professionista. Nel 25 per cento dei casi, invece, il padre è un operaio non qualificato e nel 17 per cento è un disoccupato o un operaio qualificato.
«Non corrisponde a verità - ha detto il sindaco - l’equazione: emarginazione sociale uguale violenza». Parlando poi del centro, Veltroni ha sottolineato che «esperimenti di questo tipo in città sono importanti, perché fanno parte di un lavoro che stiamo svolgendo nelle scuole e con i bambini nomadi, costretti loro malgrado a diventare grandi prima del tempo. Il primo problema di questa società - ha concluso Veltroni - è che quasi mai c’è qualcuno disposto ad ascoltare, che abbia la voglia e l’umiltà di farlo». Il problema dell’ascolto è stato sottolineato anche dal direttore scientifico del centro, Luigi Cancrini: «Tra i bambini che soffrono e le persone disposte ad ascoltare c’è una grande difficoltà e noi abbiamo bisogno di un esercito di persone che ascolti i bambini, di una capillare azione per dare fiducia ai minori. In questa città esiste una quantità spaventosa di bambini che soffre in modo drammatico».
Secondo l’assessore alle Politiche sociali Raffaela Milano «il centro coadiuva un lavoro investigativo e si pone il problema di accompagnare e affiancare le vittime di violenza fino all’età adulta. Siamo impegnati in una serie di progetti di coinvolgimento degli adulti, come gli operatori scolastici, che possono essere le prime sentinelle del disagio». Il pm presso il Tribunale dei minori Simonetta Matone ha sottolineato il «rapporto privilegiato» tra il Tribunale, dal quale provengono l’11,6 per cento delle segnalazioni, e il centro. «La tempestività - ha detto Matone - è un imperativo categorico che deve accompagnare il nostro lavoro. Per me il centro è un’esperienza positiva, perché ha serietà scientifica e lavora al di fuori di ogni pregiudizio ideologico, e non sempre è così».