Il Bambino di Praga

Il 25 settembre del 1900 il carmelitano p. Giovanni della Croce intronizzò un dipinto del Bambino ad Arenzano, in quel di Genova, il maggiore santuario di Gesù Bambino di Praga. La celebre statuetta cinquecentesca, alta mezzo metro e vestita come un Infante di Spagna, stava dai carmelitani del quartiere praghese di Mala Strana. L’aveva loro donata nel 1628 la nobildonna Polissena Lobkowicz. In cera, raffigurava un bambino di tre anni. Ricevuta in dote, era stata regalata a sua madre, contessa spagnola, in occasione delle sue nozze, nel 1556, con uno dei più potenti nobili cechi. I carmelitani erano giunti a Praga dopo la battaglia della Montagna Bianca, vinta nel 1620 dai cattolici sui protestanti. La loro chiesa era intitolata a Santa Maria della Vittoria. Me poi venne la Guerra dei Trent’Anni e nel 1631 i luterani, impadronitisi di Praga, nella loro furia iconoclasta mozzarono le mani al Bambino. Sei anni dopo, il p. Cirillo lo restaurò e cominciò a diffonderne il culto. Il Bambino di Praga divenne una specie di vessillo della Riforma cattolica (detta altrimenti Controriforma) e fu venerato da tutti i più grandi santi carmelitani, da S. Teresa d’Avila a S. Giovanni della Croce, a S. Teresina di Lisieux, a S. Edith Stein. Praticamente non c’è chiesa carmelitana che non ne abbia uno. Gli era molto devota l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che cucì personalmente uno dei suoi vestitini (invece suo figlio Giuseppe II soppresse gli ordini religiosi). I carmelitani poterono tornare a Praga solo nel 1994, dopo l’implosione dell’impero sovietico.