Bargnani, l’antidivo del basket sedotto dall’Nba

Il suo unico grande amore è la Roma. Nonostante l’aver conquistato la Nba, Andrea Bargnani è legato alla sua terra e nella sua casa di Toronto campeggia un quadro che è un puzzle di foto della Capitale e che ritraggono anche Alberto Sordi alle prese con il celebre piatto di maccheroni. Lui, da buon romano in America non nasconde le sue origini e ieri, messo in collegamento satellitare con quella stessa palestra che lo vide piccolino accostarsi al basket, non ha risparmiato racconti con il suo «padre cestistico»: Roberto Castellano. C’era anche il sindaco Veltroni: «Abbiamo nominato Bargnani ambasciatore di Roma nel mondo - le parole del primo cittadino di Roma anche lui collegato alla trasmissione Quelli che il calcio - è un ragazzo dal grande talento, uno dei migliori di tutta Europa, al primo anno Nba e che segna di media 10 punti a partita. Un ragazzo davvero eccezionale, che ho avuto modo di conoscere, dotato di una particolare intelligenza e che può rappresentare Roma nel mondo».
Vicino al sindaco, colui che ha forgiato e creato il «giocatore»: se oggi Bargnani è un lungo che tira con la spontaneità di un esterno, lo deve proprio a Roberto Castellani, che a poco più di 16 anni, lo prese da parte e gli ordinò di allontanarsi da canestro e di non stazionare sempre e solo all’ombra della retina. Infiniti i viaggi in macchina per far allenare quel cucciolo gigante che ritrovatosi a dover sostenere infinite sedute di tiro, mostrò subito notevoli doti realizzative: «Ricordo bene tutte le volte che lo accompagnavo a casa - ricorda Castellano - Andrea si è sempre mostrato un attento lavoratore. In uno di quei viaggi gli dissi che un giorno sarebbe arrivato in Nba. Si mise a ridere».
Lui, il gigante di Roma, sogna di rivedere presto la capitale: «La mia città mi manca - le prime parole del “Mago” in diretta da Toronto -. Seguo sempre tutto dell’Italia». Mentre parla, Toronto è coperta dalla neve. A Roma c’è il sole, e la favola stavolta si è avverata. Giova ricordare che l’ultima volta che Andrea giocò nella capitale con la maglia di Treviso, fu lungamente fischiato dai tifosi della sua stessa città. Ma questa è un altra storia.