Il baritono Salsi diventa Scarpia: "Io cattivo, ma solo in scena"

Scarpia è «orrido» spiega Riccardo Chailly, direttore pucciniano per eccellenza. Di fatto, è uno dei personaggi più loschi della storia dell'opera.

«Bramo. La cosa bramata perseguo, me ne sazio e via la getto volto a nuova esca», dice di sé a proposito di Tosca, l'ultima sua «esca». I tre accordi laceranti con cui esordisce l'opera sono il ritratto di Scarpia, barone e capo della polizia. Non c'è nulla di positivo in quest'uomo spiega Luca Salsi, alla Scala per la sua seconda inaugurazione. A lui il compito di mettersi nei panni di un uomo di cui «non si salva niente. Lo descrive benissimo Cavaradossi che ne parla come di un bigotto satiro che affina la foia libertina, fa il confessore e il boia. Lui è proprio così», dice Salsi.

Finire nella sua pelle è sgradevole per un cantante...

«Infatti ruoli come Scarpia o Jago sono lontanissimi dalla mia natura. Se mi vengono abbastanza bene è solo perché studio tanto. Sono questi i casi in cui, come dice Canio nei Pagliacci, arte e vita si dividono».

Perché se sei baritono o fai il padre oppure il cattivo? Non vi sono alternative?

«Nei ruoli paterni posso infatti proiettare aspetti della mia personalità, penso a Simon Boccanegra o ai Due Foscari. Ma in questo caso: nulla».

Sta costruendo questo personaggio con il direttore pucciniano di riferimento. Su che cosa avete lavorato?

«La parola d'ordine è: Cantare le note scritte da Puccini. Seguiamo scrupolosamente la partitura, didascalie comprese. Proprio come Verdi, anche Puccini scrive tutto quello che vuole. Facendo così ne esce un personaggio nobilitato».

Dopotutto un barone...

«Penserei a un barone siciliano, quindi non grida, non è mai sopra le righe, ha un bel portamento. E soprattutto non è mai volgare».

Perché questo potrebbe essere il rischio?

«Sì, perché la scrittura è talmente densa e forte che ti porta a esagerare, però se segui ogni indicazione non cadi nella trappola. Il mio sforzo è quello di cercare un canto nobile».

I suggerimenti del regista?

«Vuole un personaggio sempre risoluto, sulle sue. Un po' gelido, salvo quando - nel secondo atto - s'arrabbia con Tosca».

Il fatto che vi saranno riprese per cinema e tv che cosa comporta per un cantante?

«Lavorare ancora di più sugli sguardi. Mai far cadere la tensione anche quando non si canta».