Basile, cartolina da Barcellona «Vi dimenticherete presto di me»

È il simbolo dei cestisti italiani in fuga: «Per i nostri club, costiamo più noi degli stranieri»

Marcello Castaldi

Con l’anticipo di stasera tra Bologna e Cantù, parte la nuova stagione del basket. Tanti volti famosi hanno lasciato la Serie A. Mancheranno in particolare i «tiri ignoranti» di Gianluca Basile. Appena quattro mesi fa, durante la semifinale scudetto contro Roma, con la sua Climamio a -19 trovò la forza di lanciare Bologna in finale proprio grazie a un tiro dei suoi, al di fuori da qualsiasi schema. Alla fine, Valerio Bianchini esclamò: «C’è un qualcosa di mitologico in lui. Ha tirato da una distanza siderale. È la follia dell’eroe che va contro il destino. Non conosce la paura, è davvero unico».
Basile, partiamo da Barcellona.
«Finalmente ho trovato casa. Mi prospettavano ville faraoniche, piscine, giardini immensi. Hanno sbagliato persona, sono venuto qui per lavorare, testa bassa e palestra. Adesso inizierà il trasloco e ho appena trovato la scuola per mia figlia, che andrà nello stesso istituto della bambina di Gregor (Fucka, ndr)».
Cosa hai pensato quando hai indossato per la prima volta la maglia del Barcellona?
«Questo simbolo mi affascina da sempre. Un simbolo che hanno portato tantissimi campioni, nel basket come nel calcio. Penso a Maradona, Romario e soprattutto a Figo. Quando l’ho indossata, stentavo a credere che fosse tutto vero».
Siete i favoriti.
«Siamo un’ottima squadra sulla carta, siamo in 12 e tutti potenziali titolari, ma qui, a differenza dell’Italia, ci sono tante squadre che possono vincere: Malaga, Madrid, il Tau, Valencia e altre ancora».
Stasera c'è Climamio-Cantù.
«Lo so. E sono contento, perché Bologna ha iniziato con un’altra bella vittoria e perché la Fortitudo ne viene sempre fuori. In estate sembra sempre in piena emergenza, poi alla fine è sempre tra le più forti».
Chi vince lo scudetto?
«In prima fila metto Milano e Roma, anche se al momento dico Armani. Sono più completi, ma c’è da pensare anche al fatto che Bodiroga e Pesic quando cambiano squadra, vincono sempre. Dietro di loro Bologna, Treviso e forse Siena».
Non credi ad una Fortitudo di nuovo tricolore?
«Bologna può far bene, ha una buona squadra, un buon coach, ma tutto dipende da come si comporteranno i due giovani. Se faranno bene, come credo, possono puntare in alto».
I due giovani rappresentano il futuro dell'Italia?
«Belinelli e Mancinelli sono due grandi giocatori. Adesso è il loro turno, debbono prendere la squadra in mano e crescere. Ma ci sono tanti buoni giovani. Penso a Datome, che a Siena ora avrà più spazio. Ho saputo anche che Gallinari alla prima in A2 è andato benissimo. Siamo in buone mani».
Visto l'Europeo non si direbbe.
«Nello sport non puoi vincere sempre. Stavolta è andata male. Magari se beccavamo la Turchia sarebbe andata meglio. Infortuni, cattiveria, difesa, voglia di vincere: è mancato un po’ tutto».
Petrucci vuole meno stranieri.
«È come una coperta corta. Prandi può dire sì o no, ma chi decide sono i presidenti e con un tale livello di costi è tutto abbastanza logico. Un italiano di valore medio-alto costa almeno il doppio di un pari livello straniero. È una questione di costi, basta guardare com’è finita per Gigli».
E così tanti bravi italiani sono andati via.
«Ripeto, tutto logico, tranne una cosa: Pozzecco in Russia è davvero uno scandalo. Non esiste al mondo una persona più freddolosa di lui. Non appena a Bologna arrivava un pelino di freddo si copriva come un matto, pieno di cappellini, sciarpe, guanti, mentre noi giravamo ancora in maglietta. E cosa fa? Va in Siberia! Sarà divertente vederlo a -30 gradi».
Tutto logico tranne una cosa, Basile via da Bologna.
«Non tutti hanno capito la mia scelta. Ma l’esperienza mi ha insegnato che il tempo cancella tutto, adesso verrà il turno di Mancinelli e di Belinelli e presto tutti si dimenticheranno di me».