Basta un blog per scoprire chi siamo davvero?

L'Università milanese Iulm studia i diari online dei nostri ragazzi. E scopre che li aiutano a conoscersi meglio

Per sapere chi si è veramente forse un blog non basta, ma certamente aiuta.

Lo dice l’Università Iulm di Milano che ha fatto uno studio sui blog narrativi e diaristici, quei siti Web nei quali si racconta la propria storia, reale o immaginaria, a piccoli brandelli, aggiornata frequentemente e spesso aperta anche al contributo dei lettori. Non si tratta di semplici sfoghi online di adolescenti asociali. Almeno non sempre. Questa la tesi della ricerca, guidata da Guido di Fraia, e raccolta nel volume Blog-grafie, appena uscito da Guerini e Associati. In alcuni casi ci troviamo di fronte a un modo per «stabilire un contatto con il proprio mondo interiore ‘autentico’» e costruire quindi la propria identità.

Il blog sarebbe in altri termini lo strumento che meglio riesce a dare unità e coerenza alla nostra vita sempre più frammentata in decine di ruoli diversi a seconda delle situazioni in cui ci troviamo e delle relazioni che instauriamo. Scrivendosi e rileggendosi, l’autore trova un senso in quello che gli è accaduto, un senso che nel fluire degli eventi pareva sfuggirgli. Ma il blog è anche un modo per tenere memoria di quel che succede: una sorta di database della vita. «Scrivo soprattutto per me, per potermi rileggere dopo cinque anni», dice uno dei blogger interpellati nella ricerca. «Un diario cartaceo rischi di perderlo, un sito invece resta. Scrivo dunque per tener traccia delle mie impressioni, di quello che mi succede, di certi pensieri».

Nella sterminata “blogosfera”, che secondo il motore di ricerca Technorati (http://technorati.com) ha ampiamente superato i 50 milioni di weblog con un raddoppio numerico ogni sei mesi, confluiscono però anche altri generi di motivazioni.

La ricerca sottolinea almeno altre due funzioni dei blog: quella relazionale per cui il sito è uno strumento per farsi conoscere dagli altri e instaurare rapporti umani di buona qualità, (qui risultano decisivi i commenti dei visitatori) e quella che consiste nell’affermare la propria presenza nel mondo, alterando così, anche di poco, il corso degli eventi. «Il mio blog è la mia voce» scrive un altro blogger. «Sono impronte che ho lasciato nella rete…che in qualche modo resteranno eterne». Colpisce questa cieca fiducia nella tecnologia, in grado di rendere permanenti, eterne le nostre effimere azioni. Ma c’è qualcosa di più effimero di un hard disk? Specie se è quello di qualcun altro, che potrebbe decidere un bel giorno, di “staccare la spina” e lasciare sprofondare le nostre tracce nel buco nero del cyberspazio?